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Ferrante (Aiab): “Scegliere per uscire dalla crisi”

Categoria Notizie Data: 05-12-2011
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 Convertire i territori, lavorare in rete, cambiare i modelli della ricerca, accesso agevolato alla terra per i giovani, innovare la certificazione, partire dai mercati locali per affermare nuove politiche di contesto e far ripartire l’agricoltura biologica italiana anche nelle nostre campagne  Questi in sintesi i punti toccati dal congresso federale dell’Aiab, l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica.

“Questo congresso – spiega Andrea Ferrante, presidente nazionale Aiab - si svolge nel momento in cui l’Italia sta affrontando la peggiore crisi economica, sociale, etica e ambientale degli ultimi trent’anni e la sua classe dirigente ha drammaticamente paura di scegliere. Una classe dirigente che da troppo tempo si attarda su dibattiti futili lontani anni luce dalla vita reale, dagli elementi che determinano la nostra felicità quotidiana a breve ed a lungo termine, in un contesto solidale. Eppure l’Italia è un Paese che ha dimostrato di saper scegliere. La straordinaria vittoria referendaria dello scorso giugno ce lo ha dimostrato – prosegue Ferrante - così come lo hanno dimostrato i 21 milioni di italiani che nel 1987 hanno detto ‘No’ al nucleare e gli oltre 18 milioni di nostri concittadini che nel 1990 hanno votato contro i pesticidi in agricoltura, così come dimostrano di saper scegliere ogni giorno l’83% degli italiani che acquistano e consumo regolarmente o saltuariamente il biologico. A livello nazionale, quindi, ci dobbiamo porre l’obiettivo di tornare a crescere anche a livello produttivo, aumentando in modo significativo gli ettari di superficie bio”. 

Ad oggi, infatti, il biologico italiano vive il paradosso di essere l’unico settore dell’agroalimentare che continua a far registrare una crescita positiva nei consumi nonostante la crisi, ma contemporaneamente fa registrare una depressione in termini di operatori e superfici coinvolte: al 2001 gli operatori del settore erano 60.509 e gli ettari convertiti (o in via di conversione) al bio erano 1.237.640. Dopo dieci anni gli operatori sono diventati 47.663 e gli ettari interessati 1.113.742.

“Aumentare le superfici convertite al bio sarebbe possibile e alla nostra portata, ma non saranno solo le misure agro ambientali a sostenere il biologico verso questo traguardo – prosegue Ferrante. “Pensiamo che l’agricoltura in generale, e il biologico in particolare, debbano tornare e lo stanno già facendo al centro di un modello economico sociale ambientale fondato sulla centralità del lavoro e della persona. Siamo stanchi di politiche fondate esclusivamente su criteri economici di scuola liberale, che poi sono le stesse politiche che ci hanno portati dritti nella crisi economica ed ambientale”.

Le azioni imprescindibili per rilanciare l’agricoltura e il biologico, secondo Aiab, sono: convertire i territori, lavorare in rete, cambiare i modelli della ricerca, garantire accesso agevolato alla terra per i giovani, innovare la certificazione, partire dai mercati locali per affermare nuove politiche di contesto per far ripartire l’agricoltura biologica italiana anche nelle nostre campagne.

Per promuovere e tutelare un modello di sviluppo sostenibile in agricoltura, così come per tutelare il nostro paesaggio rurale, non si può pensare solo a livello nazionale, ma bisogno allargare lo sguardo a livello europeo.

Vogliamo una Pac che sia vissuta da tutti i cittadini europei come un fattore determinante della propria qualità della vita – prosegue Andrea Ferrante. “Una Pac giusta ed equa, che non premi la rendita fondiaria, ma consenta a produttori grandi e piccoli di continuare a esercitare l’insostituibile contributo garantito fino ad oggi in termini di produzione, presidio territoriale, difesa della biodiversità. Proprio per raggiungere tali obiettivi crediamo che sia fondamentale anche una riforma del sistema di certificazione che includa la certificazione di gruppo”.

Passando dal locale al globale, il congresso federale Aiab si è svolto negli stessi giorni in cui si è aperta a Durban, in Sudafrica, la diciassettesima conferenza delle parti sul clima dell’Onu e ci porta al cuore di un altro tema prioritario per il futuro dell’agricoltura: i mutamenti climatici, la crisi ambientale, le conseguenze del global warming sull’agricoltura e il contributo che il settore primario, biologico innanzitutto, può dare alla riduzione della emissioni climalteranti.

“Chi in agricoltura, se non il biologico, ha veramente contribuito per far diminuire le emissioni di CO2? Quanto vale per la biodiversità agricola di questo Paese, per il nostro paesaggio? Quanto vale avere arrestato la desertificazione dei nostri suoli? Per tutti questi motivi, nonché per i tanti servizi che il bio offre alla collettività – si domanda Ferrante. “E’ inaccettabile che qualcuno parli ancora di finanziamenti eccessivi per il biologico, movimento che cambia la società, capace di coinvolgere e di far scegliere. Deve scegliere il produttore di cambiare, ma deve scegliere anche il cittadino/consumatore, tutti tornano ad essere protagonisti. Un protagonismo che è la base per esercitare i nostri diritti e per questo la sovranità alimentare è il nostro orizzonte di riferimento. Ma il biologico è anche un movimento capace di evolversi e di innovarsi e con esso deve evolve la nostra associazione”.

 

Autore : Pierino Vago