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La privatizzazione dei terreni pubblici

Categoria Notizie Data: 28-10-2011
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 La crisi economica ha riaperto la discussione sulla dismissione dei terreni agricoli “statali”, anche se non è proprio così, perchè i  338.127,51 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica emersi dall’ultimo Censimento dell’agricoltura sono in buona parte di proprietà regionale o comunale, e tutt’altro che abbandonati. Non tutti sanno, per esempio, che Roma non è solo la maggiore città italiana, ma anche il comune con la maggiore superficie agricola, e vi sono insediate imprese agricole di proprietà pubblica.  Sulla base del valore medio Inea di 18.400 euro per ettaro, è stato fatto un calcolo di 6,22 miliardi che potrebbero entrare nelle casse pubbliche a seguito delle dismissioni.

Certamente, il possesso pubblico di terreno agricolo non è oggi strategico, e la privatizzazione non dovrebbe avere conseguenze negative, se ben governata per favorire la crescita dimensionale delle tante aziende sottodimensionate, o per sostenere la nascita di nuove imprese. Ma quei 6 miliardi sono probabilmente di un calcolo teorico, perchè non è di oggi la scoperta delle “terre pubbliche”; sin dal lontano 1985 una commissione d’indagine istituita dalla Presidenza del Consiglio si pose il problema di individuare e gestire questo patrimonio; e nella legge finanziaria del 2000, undici anni fa!, si prevedevano dismissioni di terreni agricoli a favore di nuovi imprenditori.

E’ facile capire che se le dismissioni non sono avvenute, vuol dire che la questione è più complicata di quanto appare: in primo luogo, per la frammentazione della proprietà, che è in mano a migliaia di Comuni ed enti pubblici; poi per la capacità degli imprendotiri agricoli italiani di aggiudicarsi per davvero questi terreni (ce li hanno, in tasca, questi 6 miliardi, gli agricoltori italiani, di nuova o vecchia vocazione?). Esistono poi problemi eminentemente tecnici, di trasparenza e gestione della valutazione del valore dei terreni, e più delicato ancora, dei fabbricati rurali, spesso di notevole pregio, e degli strumenti finanziari per fare in maniera trasparente ed equa la dismissione. Altrimenti, tutto questo rimarrà nel libro dei sogni, o forse anche nelle speranze di qualche speculatore. 

Autore : Luca Cefisi