Pionieri dell’attività agrituristica nella Valle dell’Ufita.
Categoria Agriturismi Data: 28-10-2011
“Capacchione” è un eufemismo per definire una persona dalla testa dura. Ed era proprio chiamato così il papà di Raffaele, il proprietario del terreno su cui oggi prende corpo e vita l’agriturismo di cui si racconterà.
“Capacchione” è stato scelto come nome dell’azienda agrituristica a cui la signora Michelina ha dedicato circa 25 anni. Una donna minuta ed energica, come sanno essere le donne irpine, agricoltrice da generazioni, prima occupata nella produzione del tabacco.
“Capacchione” è un agriturismo del territorio di Flumeri, un piccolo paese posto sul dorso di una collina a circa 700 m. sul livello del mare, il cui territorio lambisce il corso del fiume Ufita. Pare che l’abbondanza di coltivazione di cereali e quindi la vocazione agricola di questo territorio, abbia dato origine anche al nome di questo paese “frumentum” o “frugibus” da cui per trasformazioni successive si è arrivati “flumeri”. Ed appena poco prima di entrare nel centro del paese, in “contrada candelaro”, che si apre l’ingresso verso questo affascinante angolo di irpinia, rappresentato dall’azienda agrituristica “Capacchione”.
L’intera famiglia è coinvolta da sempre nell’avventura, e quando si domanda a Michelina, come mai avete deciso di aprire questa azienda, la signora risponde che era incinta del suo primo figlio Giovanni, quando hanno pensato di far nascere l’attività: dei veri e propri pionieri per il territorio irpino, perché la moda dell’agriturismo e il fiorire di queste attività che coniugano turismo e agricoltura, hanno avuto un picco di crescita sono negli ultimi 10anni.
Ma torniamo da “Capacchione”, con il tempo è nata la sala ristorazione al posto del vecchio essiccatoio per il tabacco, e solo in seguito le stanze al piano superiore: la struttura che ospita l’attività ricettiva ha l’aspetto della tipica villa unifamiliare irpina degli anni ’80, pietra a faccia vista e verde circostante, attrezzi tipici dell’attività agricola sparsi nel giardino come segni distintivi, e arredi per esterno in legno, insomma un luogo dove ci si sente a casa.
Il bacino di utenza dell’azienda è discretamente ampio, raccoglie una fetta di Puglia soprattutto dall’area foggiana e ovviamente di Campania, e rappresenta oggi un punto di incontro e di ritrovo soprattutto nei week end, infatti gli ospiti dell’azienda ritornano più volte nel corso dell’anno.
Tutto quello che si offre agli ospiti è prodotto in azienda, fin dalla colazione del mattino con le confetture di frutta, le torte e le crostate speciali di Michelina che vengono servite nel tinello dell’abitazione, con una particolarità e cioè che il caffèlatte viene servito nelle tazze della nonna.
Le portate offerte a pranzo e cena sono sempre a base di prodotti locali e quindi stagionali. Dalle preparazioni a base di funghi porcini, come la lasagna, all’arrosto di carni varie, carni sempre locali: l’arrosto viene fatto nel grande camino della sala da pranzo, sotto gli occhi degliospiti. Nel periodo in cui è aperta la caccia al cinghiale, sono proposte alcune pietanze anche a base di cinghiale.
Da Capacchione si mangia però una cosa speciale, che vale la pena di segnalare e cioè il tallo della zucchina e della zucca, quando la pianta ha terminato il suo ciclo fruttifero, si raccolgono i talli, da cui si strappa la parte tenera delle foglie, si tolgono i fili ai rami e tagliando per il lungo e poi per il corto e scartata la parte più legnosa viene fuori un “ortaggio” ottimo per preparare sia paste che insalate.
Tutto quello che si mangia è comunque prodotto in azienda, al più viene acquistato dai coltivatori della zona, incluso il famoso olio di ravece, unico olio utilizzato per le preparazioni più prelibate.
Tutti i segreti della cucina dell’azienda possono essere portati via in due modi, infatti si possono acquistare qui le conserve tipiche irpine, ovvero zucchine, melanzane, funghi e in generale prodotti conservati sott’olio o anche le confetture della frutta d’azienda, ma, cosa ancora più divertente, si può decidere di prendere parte alla preparazione di queste prelibatezze e seguire il processo di trasformazione dei prodotti della terra, con le signore addette alla cucina che aiutano Michelina.
Oppure se, interessati, si può seguire Noè, il secondogenito della famiglia, in campagna. Noè è parte integrante dell’azienda è lui quello più appassionato all’attività agricola, il figlio che da vicino segue il lavoro dei contadini addetti alla cura della tenuta, con lui si potrà andare a raccogliere gli ortaggi e la frutta.
All’evoluzione dell’azienda agrituristica Capacchione invece ci pensa Giovanni, il primo figlio, quello nato insieme all’idea dell’ azienda, che quando avrà concluso i suoi studi in economia aziendale, si proietterà nella commercializzazione dei prodotti “di casa”, in particolare per quanto riguarda le conserve degli ortaggi.
Autore : Silvia Marano\TdP Territori di Progetto


