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Polemiche sull’accordo europeo con il Marocco

Categoria Notizie Data: 22-02-2012
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 “L’accordo tra Unione europea e Marocco sul fronte agricolo costituisce l’ennesimo duro colpo all’economia trainante del nostro territorio, ed ai comparti più deboli e delicati, agricoltura e pesca. Attraverso questo accordo gli agricoltori del nostro territorio si troveranno a competere con realtà territoriali che riescono a produrre a prezzi fino a dieci volte inferiori rispetto alle nostre aziende”. 
E’ l’opinione espressa da Francesco Trama, coordinatore siciliano del Popolo delle Libertà di Vittoria. “La diversa impostazione circa la produttività, il rischio economico che ne segue – continua Trama – nasce anche dal fatto che le materie prime per coltivare, ed i fattori di produzione in generale costano molto meno, la manodopera in particolare e le condizioni di lavoro di quei territori, non sempre trovano la giusta tutela e sicurezza per i lavoratori stessi. Il rischio per gli operatori non ‘inquadrati’ o soggetti a leggi ‘con tradizione diversa dalla nostra’, dall’alto rende più snella e meno gravosa la voce salario… La catastroficità di questo accordo è di una portata senza eguali, e decreterà nel volgere di pochissimi anni l’ultimo assestato e diretto colpo di grazia ad un comparto che boccheggiava. Già entrava merce clandestinamente da questi Paesi, ed in grande quantità creando anche allarmismi e distorsioni rispetto alla tracciabilità, oggi che invece sarà tutto lecito, ci troveremo seppelliti da ortofrutta e pesce proveniente dai paesi del nord Africa, non solo dal Marocco. I consumatori avranno meno garanzie, e per evitare questo saranno indispensabili controlli serrati”.

Il coordinatore dice anche di fare attenzione alle anomalie legislative. “Mi riferisco al fatto che in quei Paesi si utilizzano molte molecole di diversa azione, una tra tutte il bromuro di metile capace di creare un ‘vuoto biologico’ nel terreno, che da noi è stato proibito l’utilizzo – prosegue Trama. 

“Entrerà la merce, ma solo quella prodotta con gli standard qualitativi delle nostre terre? Sarà merce che non avrà traccia di molecole di prodotti fitosanitari vietati in Italia? Entrerà letteralmente di tutto, poiché l’accordo non prevede contestualmente misure aspre di controllo! Adottare misure economiche compensative per i nostri agricoltori, darebbe solo un margine di sopravvivenza momentaneo”.

In effetti i pescatori marocchini e del nord Africa pagano il carburante dieci volte meno dei pescatori siciliani, il carico fiscale gravante su di loro è molto meno pesante e le loro coste sono molto più ricche delle nostre in quanto a popolazione ittica.

Sulla stessa linea anche Saverio De Bonis, coordinatore della Federazione Italiana Movimenti Agricoli. “La notizia che giunge in questi giorni dal Parlamento europeo dimostra, attraverso la spaccatura sull’accordo Ue-Marocco, l’ennesima sconfitta dell’agricoltura italiana. Perdono gli agricoltori del sud Europa e vincono ancora una volta i governi e i ‘poteri forti del Nord’, schierati contro l’agricoltura mediterranea con il sostegno dei parlamentari del Ppe tra cui la Muscardini, vice presidente della Commissione commercio internazionale, a cui il presidente Fini farebbe bene a chiedere conto del suo operato a difesa di tali accordi, che sarebbero stati stipulati per favorire la transizione democratica del Marocco, ma che accelerano e aggravano enormemente gli spazi di una non controllabile nuova povertà nel nostro Paese e negli altri Paesi europei del Mediterraneo”.

Soltanto una minoranza si è espressa contro l’accordo, compreso il relatore del testo il francese Bové che ha ritirato il suo nome dalla relazione, per “gli effetti negativi sui piccoli agricoltori europei, per le condizioni precarie di lavoro e ambientali in Marocco e per l’inclusione del territorio del Sahara Occidentale, punto che violerebbe il diritto internazionale”.

L’accordo prevede l’apertura delle frontiere europee ai prodotti marocchini dell’agricoltura e della pesca, in particolare l’importazione di oliocerealiagrumi e di ortofrutta, a fronte di esportazione dall’Europa di tecnologie industriali e in cambio di ulteriori commesse di opere pubbliche. Già in passato, ricorda una nota, l’agricoltura era stata oggetto di baratto a favore dell’ industria meccanica italiana ed europea. Dopo il corridoio verde, istituito nel 2000, presto vi saranno altri negoziati con l’Egitto, la Giordania e la Tunisia. Così, in assenza di una politica agricola europea valida, al di là degli slogan, i nostri prodotti saranno costretti a competere al ribasso, in una situazione di crisi economica e sociale devastante che colpisce tutti i Paesi Europei del Mediterraneo.

“Noi non possiamo consentire - conclude il coordinatore della federazione - che si distrugga deliberatamente l’agricoltura del nostro Paese e si azzeri la prospettiva di un rilancio produttivo dell’economia agraria delle Regioni del Mezzogiorno, senza un’ adeguata politica di compensazione e senza tener conto dei drammi causati a centinaia di migliaia di agricoltori, condannati così alla rovina. Nella revisione della Pac occorre rispettare i principi sanciti nei trattati istitutivi, che prevedono di assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola migliorando il reddito individuale di coloro che lavorano nell’ agricoltura.

 Un reddito che in Italia, invece, e’ già calato del 35 per cento negli ultimi dieci anni. Ogni accordo di questo tipo, non condiviso e non votato dai Parlamentari dei Paesi europei mediterranei, favorisce gli interessi di alcune grandi lobby ma si pone in conflitto con l’economia reale di tutti i Paesi mediterranei e in contrasto con il diritto comunitario”.

 

Autore : Giampiero Castellotti