Vandana Shiva contro gli ogm
Categoria Notizie Data: 07-11-2011
Ancora documentati atti d’accusa contro gli organismi geneticamente modificati. Un nuovo rapporto, denominato “L’imperatore ogm è nudo”, promosso da ben 20 organizzazioni internazionali e pubblicato dall’associazione fiorentina “Navdanya International”, raccoglie in modo sistematico, sintetizza e denuncia, attraverso una notevole mole di dati e di analisi (ma anche di ricerche scientifiche e di esperienze sul campo condotte in tutto il mondo), una serie di nefaste conseguenze della diffusione degli ogm.
Secondo il testo, gli organismi geneticamente modificati non avrebbero mantenuto le promesse, né aumentando le produzioni (e quindi ridotto la fame nel mondo), né riducendo l’uso di sostanze chimiche. Insomma, un fallimento a trecentosessanta gradi. Nonostante ciò, a causa dei forti interessi economici, gli ogm attualmente coprono oltre un miliardo e mezzo di ettari di terreni in 29 diverse nazioni. C’è di più. Soprattutto nei paesi del terzo mondo, ma anche nelle economia emergenti (come in India), sono all’ordine del giorno i suicidi di contadini impossibilitati a sostenere i costi sempre più elevati dell’agricoltura intensiva.
Vandana Shiva, una delle più autorevoli voci mondiali in difesa della natura e della sua biodiversità e presidente di “Navdanya International”, ricorda che soltanto nella sua India oltre 250 mila persone negli ultimi quindici anni si sono tolte la vita per questo motivo. Un vero e proprio dramma che la scienziata e filosofa indiana, laureatasi in Canada e sdegnata al ritorno nella sua terra per le condizioni imposte all’agricoltura dai progetti internazionali sostenuti dalla Banca mondiale, ha deciso di denunciare, dedicando tutta se stessa alla battaglia per la salvaguardia del pianeta.
Tra i danni provocati dagli ogm, secondo il Rapporto, quello di aver contribuito ad accrescere le specie nocive di parassiti anziché ridurle. In Cina ad esempio, dove il cotone Bt resistente agli insetti è molto diffuso, i parassiti sono aumentati di dodici volte dal 1997. Mentre una ricerca compiuta nel 2008 dall’International Journal of Biotechnology rivela che i benefici conseguenti alla coltivazione di questo tipo di cotone sono annullati sia nella Repubblica Popolare sia nell’India a causa del crescente uso di pesticidi utilizzati per combattere questi nuovi “super-parassiti”. Analogamente a quanto sta avvenendo per la soia geneticamente modificata in Brasile e in Argentina.
C’è poi un emblematico aspetto economico che incombe sul mercato degli ogm: le sole multinazionali Dupont, Monsanto e Syngenta controllano il 70% del commercio globale di sementi. Una realtà che garantisce ai tre colossi biotech di stabilire (ed alzare) i prezzi a loro piacimento. Gli ogm, quindi, rappresentano l’estensione in campo agricolo di quel collaudato sistema industriale (e finanziario) che ci ha condotto alla crisi contemporanea con sacche sempre più diffuse e accentuate di ineguaglianza. Non a caso, nonostante si produca cibo a sufficienza, quasi un miliardo di persone nel mondo soffre la fame.
Non meno impattante l’aspetto che riguarda la salute delle persone, che si ritrovano sempre più nel piatto prodotti modificati. Anche se la scienza non ha ancora ufficialmente dimostrato gli aspetti nocivi, è emblematico che gli Stati Uniti siano il primo produttore mondiale, con il 93% delle coltivazioni di soia, l’80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da zucchero. Mentre l’Europa, che vive all’interno maggiori resistenze, sta piano piano abbassando le barriere, anche psicologiche, verso questo genere di produzioni alterate: “L’Unione europea – si legge nel rapporto – importa il 70% dei mangimi, in massima parte soia e mais provenienti dagli Stati Uniti” e quasi sempre geneticamente modificati. Di conseguenza, anche dove non permessi, gli ogm “sono potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari”.
Vandana Shiva sottolinea come “il modello degli ogm scoraggi i contadini nel provare metodi di coltivazione più ecologici”, e le corporation che lo promuovono stanno “distruggendo le alternative al solo scopo di perseguire il profitto”.
A causa degli ogm, insomma, si limita la sovranità del coltivatore, ma anche quella del consumatore, non più libero di conoscere e di scegliere ciò che mangia quotidianamente. L’illusione che gli ogm possano sfamare il mondo ha condotto vasti territori alla sistematica devastazione della biodiversità, nonché dei mezzi di sussistenza degli agricoltori. Insomma, anche una questione di democrazia e di sovranità alimentare.
Autore : Giampiero Castellotti


