Vino: i bianchi “battono” i rossi
Categoria Notizie Data: 24-03-2011
ROMA – Scendono i consumi interni e la superficie coltivata, aumenta il rapporto ettari/azienda, che è triplicato dagli anni novanta a oggi, ma soprattutto salgono i consumi all’estero, che rilanciano il vino italiano a livello internazionale. Questo il quadro proposto a consuntivo dell’anno appena trascorso da Assoenologi, Associazione enologi enotecnici italiani, l’organizzazione di categoria che nel nostro Paese rappresenta i tecnici vitivinicoli.
“I dati di fine anno - spiega il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - lasciano intravedere un incremento di vendite all’estero non solo quantitativo ma anche di introiti che, se confermati nel 2011, potrebbero far ipotizzare una inversione di rotta. La congiuntura a livello internazionale è pesante ma il vino italiano, sia pur mani-festando degli spiragli superiori ad altri prodotti agroalimentari, non rimane più in balia della schizofrenia dei mercati».
Nel 2010 l’Italia ha prodotto 45,5 milioni di ettolitri di vino, circa il 3,3% in meno rispetto alla media quinquennale attestata su 47 milioni di ettolitri. Nel 2000 la produzione era addirittura a 54,1 milioni di ettolitri. Ciò equivale ad una sensibile contrazione del settore. Tuttavia i ricavi tengono, rimanendo sui 13,5 miliardi di euro, grazie soprattutto ai mercati internazionali.
Significativo il calo della superficie vitata di uva da vino: è passata dai 970mila ettari del 1990 agli attuali 702mila, ma con un incremento della superficie azienda/ettaro, quasi triplicata, passando da una media di un ettaro degli anni novanta ai quasi tre ettari di oggi. Tra le tante cause, anche gli estirpi (Ocm vino) e la scarsa remunerazione. Tra le regioni più segnate dalla contrazione c’è la Sicilia: se nel 2000 produceva 7,1 milioni di ettolitri, nel 2010 è scesa a 4,3. Con la riduzione, però, non viene intaccata la qualità, anzi si tende ad ottimizzare il prodotto. Non a caso se nel 2009 i vini a denominazione di origine erano 363, a fine del 2010 sono arrivati a 386, con un incremento del 6,3%.
Per quanto riguarda il consumo di vino pro capite, in Italia siamo a 43 litri, valore in forte calo. Secondo credibili previsioni, i consumi scenderanno sotto i 40 litri entro il 2015.
Notizie positive, invece, dai mercati esteri, dove il vino italiano continua ad essere apprezzato e richiesto. Le vendite all’estero, specie negli ultimi mesi, registrano balzi in avanti anche dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“L’anno appena passato è stato un anno molto importante per il vino italiano, caratterizzato da una prima parte concentrata al recupero delle perdite imputabili alla crisi finanziaria internazionale e da una seconda, in particolare l’ultimo trimestre, improntata alla crescita dei volumi e valori – sottolinea Martelli. “Tra gli aspetti positivi è da rilevare la crescita dei mercati extra-europei e dalla contemporanea crescita del valore medio unitario, che ha dato un respiro alle imprese. Le stime prevedono un valore export intorno ai 3,8 miliardi di euro e un volume di 22 milioni di ettolitri”.
Il mese di novembre, in particolare, ha fatto registrare un picco inedito: il valore export ha superato per la prima volta la barriera dei 400 milioni di euro, 414 per l’esattezza, e la soglia dei 2,2 milioni di ettolitri.
La fase espansiva dei nuovi mercati è molto evidente: Cina +145%, Russia +69%. Bene anche Canada (+67,5%), Danimarca (+37,1%), Paesi Bassi (+ 32,2%), Stati Uniti (+16,3%), Svizzera (+15,5%) eGermania (+14,4%). Sul fronte negativo soprattutto la Gran Bretagna.
Da registrare infine, nel 2010, il decremento della richiesta di vini rossi rispetto a quelli bianchi. Dato confermato dai risultati di produzione: i bianchi hanno quasi raggiunto il 60% del totale delle vendite, mentre rossi e rosati sono scesi al 40%, capovolgendo la situazione rispetto a dieci anni fa.
(Giampiero Castellotti)


