Vino, la problematica delle fascette
Categoria Notizie Data: 21-11-2011
Una situazione paradossale che potrebbe arrecare danno economico ai vinicoltori. Si tratta dei contrassegni di Stato per i vini Doc e Docg, definiti da un decreto legislativo del 2010 e un successivo decreto ministeriale del 28 maggio 2011. Prodotte dal Poligrafico dello Stato, le “fascette” con il simbolo della Repubblica e l’indicazione di garanzia dell’appartenenza a Doc o Docg si sono rivelate problematiche nella loro applicazione sulle bottiglie: roba di mezzo centimetro mal calcolato, ma che rende difficoltoso il corretto confezionamento. E’ toccato fare una misura d’urgenza, praticamente l’ultima firmata dal ministro Romano, per far modificare le nuove fascette in maniera adeguata. Ma in alcune regioni, tra cui una non certo secondaria come il Piemonte, la fascette non corrette sono già in circolazione, e c’è il rischio di rallentare il ciclo produttivo delle aziende vitivinicoleche che impone un periodo ben determinato per l’imbottigliamento e per l’apposizione dei contrassegni. Una seconda emergenza riguarda le bottiglie da 200 ml, poco tradizionali ma di crescente interesse soprattutto per il mercato estero e il moderno catering: in questo caso, le fascette previste sono davvero troppo grandi.
Le organizzazioni dell’agricoltura, dalla Copagri alla Coldiretti, dalle Cooperative alla Federvini e così via, guardano con favore, in certi casi, ad una modalità “francese”, cioè l’indicazione sulla bottiglia del numero di lotto, più semplice del contrassegno di Stato da applicare. Del resto, già oggi lo Stato sorvola sui contrassegni per le cosiddette confezioni non tradizionali, una volta sinonimo di vino commerciale economico, ma che cominciano a riguardare anche i vini Doc.
Certamente elementi di controllo sono importanti, ma le norme e i meccanismi burocratici si rivelano lenti e farraginosi; come rivela l’errore delle fascette, un’apparente banalità, ma che per essere corretta chiama in causa la redazione di nuovi decreti ministeriali e addirittura, sembra, un’approvazione in Conferenza Stato Regioni.
Autore : Anna Falqui


