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08 maggio 2019
Agroalimentare italiano 2018, il bilancio di Ismea

Crescita del valore aggiunto, dell'occupazione e delle imprese condotte da giovani, gli spunti positivi che il 2018 ha riservato all'agroalimentare italiano. 

Dopo un 2017 penalizzato dall'andamento meteorologico, nel 2018 l'agricoltura è tornata a dare un contributo positivo all'economia nazionale (+0,9% il valore aggiunto in termini reali). Anche l'occupazione del settore è cresciuta dello 0,6% rispetto al 2017.  Il numero di imprese agricole archiviate nel Registro delle Imprese, circa 750 mila a fine 2018, registra una lieve flessione, riconducibile al processo di medio-lungo termine di razionalizzazione del settore.

Nel frattempo, le imprese agricole giovanili (con responsabile under 35) sono cresciute del 4,1%.Più dinamico il settore dell'industria alimentare con un aumento del valore aggiunto del 2,7%, seppure in rallentamento rispetto al 2017 quando aveva tracciato un +3,8%; in crescita anche gli occupati del settore (+3,1% nel 2018, dopo il +1,9% nel 2017), a fronte di un numero di imprese rimasto per lo più allineato al livello del 2017, poco al di sotto delle 71 mila unità. E circa la redditività? ISMEA stima un lieve peggioramento dei conti delle aziende, dovuto essenzialmente all'aumento dei prezzi medi degli input di produzione (+3,2%), con rincari soprattutto per i prodotti energetici, mangimistica e salari, a fronte di una stabilità dei prezzi corrisposti agli agricoltori.

Gli scambi agroalimentari con l'estero hanno fortemente risentito dell'incertezza globale e del rallentamento dell'economia mondiale. Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari, quasi 41,8 miliardi di euro, dopo il +7,4% del 2017, sono aumentate solo dell'1,2% nel 2018, subendo particolarmente la decelerazione della domanda internazionale dei principali partner commerciali. Anche la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari ha segnato un timido +0,3%, dopo il +3,2% del 2017. Nel corso di tutto il 2018 sono stati i prodotti a largo consumo confezionati a trainare la spesa (+1,9%) mentre per i prodotti sfusi (pari al 32,1% del valore del carrello) la spesa si è contratta del 3,1%.

Nel complesso, il lieve incremento della spesa è riconducibile all'aumento dei prezzi medi delle referenze; si evidenzia inoltre una maggior disponibilità all'acquisto di bevande (+1,9%), che di generi alimentari (+0,1%).

Autore: Redazione,
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