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26 marzo 2019
Pac, l'Italia perde 350 milioni

L’Unione Europea richiede la restituzione di tale somma per aiuti Pac indebiti a causa di carenze applicative e di controllo. A pagare il conto saranno gli agricoltori. 

I revisori dei conti europei hanno investigato sugli aiuti pagati per la domanda Pac 2015 e 2016, concludendo che circa 500 milioni di euro sono stati erogati senza una corretta applicazione delle norme comunitarie e in carenza di un corretto regime di controllo. Non si è nemmeno riusciti ad arrivare ad una conciliazione, in quanto l’organo preposto ha affermato che, in base al fascicolo e alle audizioni svolte con i servizi e le autorità, non ritiene possibile pervenire a una conciliazione, in quanto interpretazioni giuridiche divergenti in ordine alle PLT e all’assegnazione di diritti all’aiuto a partire dall’anno di domanda 2015, sembrano impedire una rettifica calcolata, concordata da entrambe le parti. L’organo non esclude tuttavia che le parti possano concordare una corretta valutazione della perdita finanziaria subita dal Fondo per le altre voci. Nondimeno, ciò non osta all’applicazione di una rettifica forfettaria del 5 %.

In termini finanziari si tratta di 350 milioni di euro che verrebbero subito detratti dalle prossime assegnazione di fondi comunitari, non appena la decisione di esclusione sarà stata assunta dalla Commissione in forma ufficiale.

Le contestazioni mosse all’Italia

Il sistema attuato in Italia negli anni di domanda 2015 e 2016 presenta carenze nel funzionamento di 5 controlli essenziali che hanno generato un rischio per il Fondo per quanto riguarda le spese connesse ai pagamenti diretti per superficie nell'ambito del FEAGA. Tali carenze riguardano:

  • l’esecuzione di controlli incrociati per stabilire l'ammissibilità della particella dichiarata;
  • l’esecuzione di un numero sufficiente di controlli in loco;
  • l’esecuzione di controlli in loco di qualità sufficiente;
  • il calcolo corretto dell'aiuto, comprese riduzioni e sanzioni amministrative;
  • i controlli amministrativi sui diritti all'aiuto all'atto dell’istituzione del regime di pagamento di base.

I regimi di aiuto interessati alla correzione

La D.G. Agricoltura della Commissione propone due livelli di rettifica forfettaria e cioè:

  • rettifica forfettaria del 5 % sui pagamenti nell'ambito del regime per i piccoli agricoltori, del regime di pagamento di base, del regime di inverdimento e del regime per i giovani agricoltori, in relazione alle carenze sui controlli essenziali, esecuzione di controlli incrociati per stabilire l'ammissibilità della particella dichiarata, esecuzione di controlli in loco di qualità sufficiente e controlli amministrativi sui diritti all'aiuto all'atto dell'istituzione del regime di pagamento di base;
  • rettifica forfettaria del 2% sui pagamenti per superficie nell'ambito del sostegno accoppiato facoltativo per carenze su verifiche incrociate SIPA, esecuzione di controlli incrociati per stabilire l'ammissibilità della particella dichiarata ed esecuzione di controlli in loco di qualità sufficiente.

Le conseguenze per gli agricoltori

Gli importi delle riduzioni potrebbero essere già stati detratti alle popolazioni di agricoltori interessati nella misura percentuale stabilita e riaccreditati alle casse comunitarie. Per quelli che fossero stati recuperati dopo il 30 aprile 2018 non vi è l’obbligo per l’Italia di accreditarli al bilancio dell’Ue. Questo tipo di recuperi genera un significativo numero di contenziosi, in quanto si tratta di carenze dei sistemi di controllo, e organizzativi, degli organi amministrativi.

Autore: Redazione,
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