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22 dicembre 2015
Xylella, s’allarga l’inchiesta della procura di Lecce

Il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, ha disposto il sequestro di tutti gli ulivi salentini destinati all’estirpazione e l’avviso di garanzia a dieci indagati, tra cui il commissario straordinario Silletti.

“L’Unione europea è stata tratta in errore da quanto rappresentato dalle istituzioni regionali con dati impropri sulla vicenda Xylella”. E’ la dichiarazione del procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, all’indomani del sequestro di tutti gli ulivi salentini destinati all’estirpazione e dell’avviso di garanzia a dieci indagati, tra cui il commissario straordinario Giuseppe Silletti.

“Non voglio dire che l’Unione europea sia stata ingannata, ma ha ricevuto una falsa interpretazione dei fatti - ha spiegato il procuratore capo Motta in conferenza stampa. Ed ha aggiunto: “Uno dei dati non esatti è legato proprio alla diffusione recente del batterio sul territorio, ciò che è stato dato per scontato e ha motivato i provvedimenti di applicazione dei protocolli da quarantena”.

Sono questi i risultati della ricostruzione fatta dalle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, che di fatto ridimensiona lo stato di emergenza lanciato dal governo.

“Ben altre sarebbero state le misure da attendersi anche a livello europeo a tutela dello Stato italiano e della Regione Puglia - scrivono gli inquirenti. Vengono definite “inidonee” le drastiche misure di contenimento del parassita, quali l’uso massiccio di pesticidi e il taglio di migliaia di ulivi, tra l’altro senza la necessaria e preventiva valutazione di impatto ambientale. “I tentativi fatti in tutto il mondo hanno dimostrato l’inutilità dell’estirpazione evidenziano i magistrati. “I rimedi vanno studiati e attuati con gradualità”.

I principali indiziati del disseccamento che ha colpito le piante sarebbero i test di fitofarmaci non autorizzati per combattere la lebbra dell’olivo e per diserbare i terreni. Tra il 2010 e il 2012, sono stati avviati dei campi sperimentali nelle campagne vicino a Gallipoli, area del primo focolaio dell’infezione. In particolare, in quel periodo è stato concesso per due volte l’uso in deroga di un fitofarmaco chiamato “Insigna”, prodotto dalla Basf e distribuito in grossi quantitativi dai consorzi agrari ai coltivatori. “E’ possibile – scrivono i pm – che questo secondo impiego del prodotto per un periodo così lungo e senza limitazioni di trattamenti abbia scatenato l’esplosione della sintomatologia che ha poi portato alla ricerca di altri patogeni. Altamente probabile è dunque l’ipotesi che prodotti impiegati, unitamente ad altri fattori antropici e ambientali, abbiano causato un drastico abbassamento delle difese immunitarie degli alberi di olivo, favorendo la virulenza dell’azione dei funghi e batteri, tra i quali Xylella fastidiosa”.

Nelle carte non manca anche la Monsanto, con i test del suo “Roundup Platinum”. “Quel che è dato acquisito è che le due società interessate alle sperimentazioni in campo nel Salento sono collegate tra loro da investimenti comuni, avendo la Monsanto acquisito sin dal 2008 la società Allelyx dalla società brasiliana Canavialis ed avendo la Basf a sua volta investito 13,5 milioni di dollari in Allelyx nel marzo 2012 – è riportato nel decreto.

Altro canale d’interesse per la Procura è il workshop tenuto presso l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, nell’ottobre 2010, con l’introduzione in Italia del batterio da quarantena “in violazione della normativa di settore”, con l’importazione di campioni di Xylella a fini di studio provenienti da Belgio e Olanda con “gravi irregolarità nella documentazione di accompagnamento”, come denunciano i magistrati.

Ora l’inchiesta punta sulla destinazione dei finanziamenti arrivati in Puglia dopo la proclamazione dello stato di emergenza da parte del governo, ma anche sugli “inquietanti aspetti relativi al progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva e introduzione di nuove cultivar di olivo” (accordo tra l’Università di Bari, 70 per cento delle royalties, e la spagnola Agromillora Research srl per eventuale commercializzazione di nuove selezioni di olivo). 

AUTORE: Redazione,
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