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29 agosto 2015
“Acqua amara” in Sardegna: inchiesta sulla gestione idrica

La questione del prezzo elevato è una tessera dell’ampio mosaico di problematicità che riguardano il rapporto tra l’isola e il prezioso liquido naturale indispensabile per dissetarsi.

Trecentosessantotto euro. A tanto ammonta il costo annuale dell’acqua per i cittadini della Sardegna. Lo attesta Cittadinanzattiva. Tredici euro in più rispetto alla media nazionale (355). E con un aumento di ben il 14,7 per cento tra il 2013 e il 2014.
La questione del prezzo elevato è soltanto una tessera dell’ampio mosaico di problematicità che riguardano il rapporto tra l’isola e il prezioso liquido naturale indispensabile per dissetarsi. Le cronache quotidiane si occupano spesso di questa conflittuale relazione, riportando casi di non potabilità, di alta dispersione nelle condotte idriche, di disfunzioni, di allacci abusivi, di bollette impazzite causate soprattutto da conguagli pluriennali. Un vortice di problemi che investono principalmente il tema della gestione.
 
Del resto è una storia lunga e complessa quella dell’acqua sarda. Soltanto per rimanere nei tempi più recenti, con l’avvento del nuovo millennio – siamo nel 2002 - il servizio di fornitura di acqua potabile evidenziava una perdita operativa annuale di ben 75 milioni di euro. Il prodotto di 104 milioni di entrate a fronte di 179 milioni di costi. Con un dato clamoroso: su 258 milioni di metri cubi d’acqua distribuiti, ne venivano persi ben 154 milioni, pari al 60 per cento. Altissimi anche l’abusivismo e l’evasione: tanti allacci irregolari,
alcuni paradossali, e almeno un 20 per cento di utenti non pagatori. Nel 2005 si è provato a porre rimedio con la nascita di Abbanoa Spa, società unica di gestione, a responsabilità limitata, frutto della fusione di tutti i distributori pubblici di acqua precedentemente attivi in Sardegna. Una società “in house”, cioè a controllo pubblico, con capitale detenuto per circa l’85 per cento da 299 Comuni sardi consorziati (poi cresciuti di numero) e per circa il 15 per cento dalla Regione Sardegna. Un’impresa in grado di soddisfare tutti i criteri previsti dalle leggi in materia, cioè partecipazione pubblica, controllo analogo e maggioranza (80 per cento) delle attività detenute dall’autorità pubblica di controllo. Ma meno in grado di assicurare una reale svolta ad una gestione altamente problematica.
 
Nonostante il cambio di marcia, infatti, gli annosi problemi si sono ripresentati puntualmente anche negli anni a seguire. Il periodo 2005-2011 ha registrato cifre costantemente e fortemente negative sia sul fronte economico e commerciale – emblematico il dato dell’indebitamento con le banche, precipitato da 24 milioni di euro del 2005 a 134 milioni del 2011 - sia su quello delle dispersioni d’acqua lungo i condotti (nel 2011, 180 milioni di metri cubi, pari a circa il 60 per cento del volume complessivo di acqua immesso in rete, numero più alto di quello di un decennio prima).
 
Le perdite di esercizio del 2011 sono state pari a 13 milioni di euro, mentre gli interessi sul debito hanno registrato un ulteriore e preoccupante aumento. Se è vero che l’azienda ha ereditato una situazione davvero disastrosa, che – come sottolineano i vertici – ha impedito per almeno un triennio di procedere a regolari fatturazioni, è altrettanto vero che, specie nei primi anni, Abbanoa non è stata capace di attuare una seria programmazione. Nonostante abbia avuto un mandato lungo, cioè fino al 2028 (ma il termine potrebbe ora essere
anticipato di tre anni). 
 
“Nei primi anni in cui operava Abbanoa, in tutta la Sardegna era un fiorire di appalti, lavori e ovviamente soldi, tanti. Tutto finalizzato, almeno nei programmi, a far diventare gli impianti idrici della Sardegna un fiore all’occhiello da far invidia agli scandinavi – racconta un funzionario del settore che preferisce restare anonimo. “Ricordo che molti bandi erano vinti
da imprese siciliane, però vedevi al lavoro piccole aziende del posto, probabilmente in subappalto, le quali non avendo farina, hanno fatto il pane con la crusca”.
 
fatturazioni non regolari per un triennioCosì, pur passando gli anni, la situazione è rimasta di tipo africano piuttosto che scandinavo. I problemi sono tuttora numerosi nei 13 mila chilometri di reti idriche, nei 1.800 impianti di sollevamento, nei 49 potabilizzatori, nei 360 depuratori, in una fornitura d’acqua da 250 milioni di metri cubi. E pensare che per garantire la fornitura dei servizi idrici in tutto il territorio dell’isola sono stati arruolati ben 1.440 dipendenti, trasformando una sorta di “partecipata” in un’impresa con caratteristiche da multinazionale.
 
Abbanoa Spa è così diventata, di fatto, un’interlocutrice forte, potente e onnipresente, con un indubbio ruolo politico. Tuttavia i livelli di organizzazione e di efficienza, senza possibilità di smentita, non sono stati sempre in linea con la missione prefissata, con il patrimonio da gestire e con il numero delle risorse umane impiegate. Insomma, a partire dalla costituzione della società, i risultati di gestione per anni hanno segnato rosso, in alcuni casi hanno collezionato numeri “disastrosi”. Con il concreto rischio del precipitare della situazione.
 
Si è arrivati così al 22 gennaio 2013, quando le autorità italiane hanno notificato alla Commissione europea l’intenzione di concedere aiuti economici ad Abbanoa Spa. Un atto obbligatorio per la normativa comunitaria, in base all’articolo 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Nell’oggetto del documento si legge la frase “aiuto di Stato” (SA. 35205). La Commissione, con atto del 31 luglio 2013, ha fatto sapere di non avere intenzione di sollevare obiezioni, anche perché nessun concorrente potrà operare in Sardegna nei 26 anni dell’incarico affidato ad Abbanoa. E ha dato, quindi, il via libera all’operazione.
 
Nel documento comunitario si legge che sulla base delle informazioni fornite “i costi della ristrutturazione ammontano a 275 milioni di euro, comprensivi di 180 milioni di euro in prestiti bancari destinati a rifinanziare (in altri termini, a pagare) tutti gli obblighi debitori residui di Abbanoa e a garantire un livello di liquidità adeguato alla gestione operativa attuale e futura e 95 milioni per gli investimenti programmati nella riparazione e nel miglioramento dell’infrastruttura di distribuzione dell’acqua”.
 
La stretta sui costi e soprattutto le azioni – non sempre “ortodosse” - messe in campo per far lievitare i ricavi hanno però acceso la polveriera sociale. Anche perché si è passati da una fase di gestione che, per quanto fallimentare, ha  inficiato più le finanze pubbliche che non direttamente le tasche dei cittadini ad una in cui a pagare il conto vengono chiamati direttamente i singoli utenti. Anche – e soprattutto - con pesanti effetti retroattivi.
 
Lo tzunami dei conguagli - Il primo capitolo di questa lunga storia riguarda le fatture di conguaglio, giunte a pioggia negli ultimi mesi nelle cassette della posta dei cittadini di tutta la Sardegna. Un fiume di bollette pesantissime, come quella da 98mila euro giunta ad un’anziana vedova di 98 anni per consumi di sette anni. Una corposa richiesta di soldi, con pochi precedenti nella storia sarda, che ha scatenato inevitabili reazioni. Arrivando ad accendere sull’isola i riflettori mediatici nazionali. Il 1 aprile 2015 sono giunti in Sardegna anche gli inviati della trasmissione di Italia Uno “Le Iene”. Alla base di molti conguagli cosiddetti “regolatori” c’è un principio abbastanza complesso che, tanto per renderlo più facile, è denominato con la locuzione anglosassone “full cost recovery”. Si tratta del metodo standard di determinazione della tariffa nazionale (il cosiddetto “Mti”, cioè “Metodo tariffario idrico”, delibera Aeegsi-Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, numero 643/2013), che garantisce al gestore il diritto a vedersi riconosciuti i costi sostenuti per l’esercizio attraverso una quota da tariffa. In sostanza, in base a ciò, è obbligo degli enti d’ambito locali (Ato) definire il valore delle tariffe e dei conguagli regolatori; quindi - questo è il punto – gli utenti finali andranno a pagare le quote di tariffa non riconosciute per annualità passate. In Sardegna il periodo passato “a rischio ripescaggio” è compreso tra il 2005 e il 2011.
 
Anche se rimangono divergenze sui calcoli per il pregresso tra Commissario ex Ato (106 euro) e gestore (232 euro), come evidenzia l’assessore ai lavori pubblici Paolo Maninchedda, Abbanoa Spa ha comunque visto riconosciuto il diritto a ricevere conguagli regolatori per mancati adeguamenti tariffari nel periodo antecedente al 2012, con l’inevitabile impatto che le richieste di pagamento stanno avendo presso la popolazione isolana. Di recente la società sarda ha fatturato 106 milioni di euro di conguagli relativi all’anno 2012, che si sono concretizzati in ulteriori bollette per le famiglie dell’isola.
 
Tuttavia, al di là di questo diritto riconosciuto dall’autorità di settore, molto spesso è la sostituzione del contatore all’origine di una serie di vessazioni. E qui i cittadini vogliono vederci ancora più chiaro. Chiudendosi, infatti, un lungo periodo di fatturazione, sono proprio i presunti maggiori costi retroattivi del servizio, in particolare negli anni tra il 2006 e il 2014, a scatenare le richieste di denaro da parte dell’ente. 
 
In questo caso, secondo le denunce, molti contatori sono stati sostituiti all’insaputa del cliente: il problema non è nella presenza o nella firma all’atto della sostituzione, ma nell’impossibilità, da parte dell’utente, di reperire la cifra indicata nel contatore precedente. I vertici dell’azienda, nel corso dell’intervista delle “Iene”, si sono giustificati dicendo che la Sardegna è il regno delle seconde case, per cui pretendere la presenza dell’utente è spesso impossibile.  
 
Altra causa, in qualche modo correlata, delle bollette dagli importi ingenti sono le cosiddette “perdite occulte”, che ricadono sul cliente, responsabile della manutenzione della propria rete. Ma senza lettura, accertare molte perdite è praticamente impossibile. Figurarsi, poi, lo smarrimento di fronte a bollette che presuppongono perdite protrattesi per molti anni, con la necessità di compiere costose perizie per ricostruire l’accaduto (anche a distanza di anni) e di dar mandato ad avvocati. Proprio il ricevimento di superbollette a seguito della sostituzione dei contatori ha alimentato le contestazioni più accese. Moltissimi cittadini raccontano di aver ricevuto da Abbanoa calcoli “fantascientifici” per possibili perdite negli impianti: in alcuni casi, come attestano le perizie, se si fosse persa tanta acqua quanta presunta dall’azienda, la casa sarebbe crollata. Non mancano, poi, inspiegabili errori clamorosi da parte di Abbanoa Spa, che determinano le frequenti “cartelle pazze”, con tutto quanto ne consegue. Bobore Manca, da diversi anni alla guida dell’Adiconsum della provincia di Nuoro, parla senza mezzi termini di “Idromostro”. E si fa portavoce delle diffuse grida di disperazione che si levano da tanti utenti sardi. In una lettera scritta ai sindaci del suo territorio, Manca stigmatizza “la determinazione con la quale, spesso senza alcun preavviso scritto, come previsto dal regolamento, Abbanoa proceda allo slaccio, forse convinta che questa forma di terrorismo costringa a far pagare bollette di 4-5mila e talvolta di 8-9mila euro ed anche di 62mila euro”. E replica stizzito quando lo accusano di difendere i plurievasori: “Noi difendiamo solo i pluritartassati con fatturazioni di consumi presunti su contatori inesistenti, perché rimossi da operatori Abbanoa e sostituiti con nuovi contatori, e nonostante le segnalazioni, anche con la foto del nuovo contatore, Abbanoa non rettifica la fatturazione con i consumi reali letti dall’utente sul nuovo contatore”. 
 
La conseguenza è una vera e propria guerra di carte, spesso bollate. Un conflitto mosso da montagne di reclami, in particolare per denunciare slacci dalla rete idrica considerati ingiustificati. In un caso, per avere risposta ad un reclamo, sono trascorsi quattro anni. Anche Federconsumatori, di fronte a questo fiume di bollette pluriennali (l’associazione segnala un caso riguardante addirittura il 1993), in parte quindi relative a consumi ormai prescritti, ha invitato gli utenti alla massima cautela.
 
Se, infatti, i conguagli 2005-2011 di Abbanoa possono essere spalmati sino al 2019 (conseguenza del via libera, da parte dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, alla Cassa Conguagli per anticipare al gestore idrico 90 milioni di euro), tuttavia queste rateizzazioni, così come sono impostate, potrebbero portare ad un riconoscimento del debito e, pertanto, ad un’esclusione della prescrizione.
 
Federconsumatori ricorda che le ricevute di pagamento vanno conservate per cinque anni, termine di prescrizione previsto dalla legge. Inoltre, per le somme dovute, gli utenti hanno diritto ad avere una dilazione di pagamento pari al periodo di riferimento dei consumi, per cui le bollette relative a cinque anni dovranno essere pagate in un periodo analogo. Alle tante raccomandazioni delle associazioni di consumatori fanno da contraltare le infinite storie di bollette non proprio ordinarie sparse in tutta la Sardegna e che vedono come protagonista comune la solita Abbanoa. Singolare, ad esempio, la vicenda del parroco di Badesi, centro di duemila abitanti ad una trentina di chilometri da Tempio Pausania, in Gallura. Don Roberto Aversano s’è visto arrivare una bolletta di 42.200 euro relativa ai consumi registrati dal mese di gennaio del 2006 al 12 gennaio 2015, giorno in cui gli operai di Abbanoa hanno sostituito il vecchio contatore della chiesa. Dopo le verifiche del caso, il sacerdote ha presentato ricorso tramite l’avvocato Damiano Nieddu, il quale ha subito evidenziato alcune incongruenze: “Dai dettagli riportati emerge che Abbanoa non ha mai effettuato la lettura del contatore dal gennaio 2006 al 12 gennaio 2015, giorno in cui ha sostituito il contatore  all’insaputa del titolare - scrive il legale nel ricorso. L’avvocato ricorda che le letture semestrali sono obbligatorie: se fossero state fatte, sarebbe eventualmente emerso qualche problema e si sarebbero potute contestualmente fare le necessarie verifiche. 
 
Ha già vinto la sua battaglia, invece, un altro avvocato, Claudio Conteddu, difensore di una commerciante di Siniscola, centro di 12mila abitanti in provincia di Nuoro. La donna, accusata di essere morosa per 15mila euro, s’è vista piombare in casa alcuni operai di Abbanoa per staccarle l’acqua. L’avvocato ha contestato il distacco in quanto il contatore si trovava in un’area privata e, tramite un ricorso d’urgenza al tribunale civile di Nuoro, ha chiesto di condannare Abbanoa per una serie di inadempienze e di irregolarità. Tre mesi dopo il giudice Paola Cappello ha accolto in pieno il ricorso. Al di là delle mancate letture, che possono perpetuare perdite nelle condutture, accumulando sprechi di acqua e di denaro, alla base dei conguagli c’è un calcolo retroattivo che molti giudicano inaccettabile: si addebitano importi dovuti ai maggiori costi del servizio. Così per l’anno solare 2012, come evidenziano tre consiglieri regionali dei Riformatori sardi (Michele Cossa, Luigi Crisponi e Attilio Dedoni) in un’interpellanza depositata in Consiglio regionale, “l’importo delle fatture addebitate a ciascun utente, determinato in funzione del riparto generale dei 106 milioni di euro di maggiori costi in rapporto ai consumi registrati dagli utenti nel 2012 è iniquo e inaccettabile, perché corrispondente ad una misura di adeguamento tariffario superiore al 50 per cento della tariffa attualmente vigente, pari cioè a circa un euro a metro cubo (esattamente 0,947 euro a metro cubo), applicato alla quantità dei consumi registrati da ciascun utente nell’anno 2012”.
 
Dunque, sostengono i Riformatori, è “palesemente illegittimo il principio applicato da Abbanoa di addebitare agli utenti adeguamenti tariffari retroattivi determinati in funzione di maggiori costi di gestione del servizio sostenuti a decorrere dall’anno 2006 ad oggi”. Ovviamente Abbanoa non la pensa così, forte delle decisioni adottate dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. 
 
Un’amara cauzione - Un’altra pillola poco gradita, somministrata da Abbanoa nei mesi scorsi attraverso una nuova voce di pagamento in bolletta, è la richiesta di un deposito cauzionale. L’obiettivo dichiarato del provvedimento, spiegano i promotori, è il contrasto al fenomeno della morosità, il cui onere ricade su tutti coloro che pagano regolarmente le bollette. Anche in questo caso, precisano in Abbanoa, il provvedimento è conseguente alla sua introduzione da parte della solita Aeegsi, cioè l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, in data 28 febbraio 2013. Esteso a tutte le regioni italiane. Non è dello stesso avviso l’avvocato Franco Dore di Alghero, uno dei massimi esperti in ricorsi contro la società idrica. Il legale spiega che l’Aeegsi ha lasciato al gestore la facoltà di richiedere o meno la cauzione, senza fissare neppure alcun termine. Quindi la scelta di dar vita alla cauzione ricadrebbe per intero su Abbanoa.
 
C’è però un’altra perplessità che investe la legittimità della stessa delibera dell’Aeegsi. “Tale autorità – evidenzia il legale - può integrare il contenuto di contratti d’utenza individuali, derogando a norme di legge dispositive a condizione che la deroga sia posta a tutela dell’utente-consumatore”. Secondo Dore la costituzione di un deposito cauzionale dovrebbe essere lasciato alla libera iniziativa delle parti e non può costituire un adempimento di un obbligo di legge. Semina, inoltre, dubbi il fatto che dal momento che il deposito cauzionale non viene richiesto a chi fruisce di agevolazioni tariffarie di carattere sociale, per le utenze condominiali, quindi comulative, dovrebbe essere l’amministratore a favorire un condomino svantaggiato rispetto ad un altro (e la differenza di trattamento risulterebbe dai bilanci). Anche in questo caso le associazioni dei consumatori hanno contestato la modalità con cui tale provvedimento è stato applicato, in particolare la mancanza di una comunicazione chiara e intelligibile.
 
Potabilità (al 96 per cento)  - Cinque Comuni e due frazioni fuori norma in tutta la Sardegna, pari ad appena il quattro per cento del totale. Questi i dati diffusi da Abbanoa sulla potabilità dell’acqua per smentire le notizie su “ordinanze di non potabilità che si moltiplicano” riportate da giornali locali. “Rispetto all’anno scorso, nel 2015 gli episodi di non potabilità sono dimezzati – si legge in un comunicato dell’azienda. “Ogni anno Abbanoa tratta più di 250 milioni di metri cubi d’acqua che per l’85 per cento arriva dai laghi artificiali che hanno risorse di pessima qualità e il restante proveniente da sorgenti e pozzi locali fortemente influenzati dall’andamento climatico. Da  questa condizione di partenza, unica in Italia, bbanoa riesce a garantire acqua potabile tutto l’anno al 96 per cento della Sardegna grazie al continuo impegno ed alla professionalità dei propri tecnici che lavorano nei 45 impianti di otabilizzazione in servizio in tutta l’isola – continua ancora l’azienda.
 
I depuratori in servizio nell’isola sono 360 e sono in corso 14 appalti per complessivi 50 milioni di euro che consentiranno di realizzare nuovi impianti e reti fognarie. Tuttavia i sardi che protestano non sono pochi. Resta, ad esempio, l’importante nodo di Sassari, secondo centro della Sardegna con i suoi 130mila abitanti. La città presenta un sistema idrico (e
fognario) vecchio di oltre trent’anni, a causa del quale nell’arco di un anno i cittadini hanno subito 200 giorni non consecutivi di mancato utilizzo dell’acqua a fini alimentari, come evidenzia il sindaco Nicola Sanna. Il comune di Sassari, tra l’altro, è il secondo per peso tra tutti i 343 soci di Abbanoa, possedendone il 13,82 per cento del capitale sociale. A Nuoro e nei paesi del circondario la situazione non è migliore. A marzo scorso, il sindaco Alessandro Bianchi ha vietato l’utilizzo dell’acqua della rete pubblica per scopi alimentari e le controanalisi della Asl hanno confermato i timori, nonostante le rassicurazioni di Abbanoa. Critica la locale Confcommercio, che ha evidenziato i gravi problemi subiti in particolare da
bar, ristoranti, panificatori, pasticcerie e tutti coloro che usano quotidianamente acqua potabile.
 
L’associazione dei commercianti punta l’indice contro l’ente gestore: “Dilettantismo, irresponsabilità e superficialità è stata dimostrata da Abbanoa che, con la comunicazione del 9 marzo 2015 ha diffuso notizie circa la bontà dell’acqua senza attendere i risultati certificati della Asl che hanno puntualmente smentito le rilevazioni dell’ente gestore”. In provincia di Oristano le segnalazioni più ricorrenti riguardano Cuglieri, dove la pompa di sollevamento delle acque reflue nella borgata marina di S’Archittu si rompe spesso e scarica i liquami direttamente in mare. “Questa situazione non può più essere tollerata – spiega il sindaco Andrea Loche. I residenti ce l’hanno con Abbanoa, che – a loro dire – non è in grado di
risolvere il problema definitivamente. Situazioni, al contrario, di eccellenza si registrano nell’area vasta di Cagliari, dove l’acqua potabile risulta tra le migliori d’Italia, come ha attestato anche “Altroconsumo”, mentre l’impianto di depurazione di Is Arenas è considerato da Legambiente uno dei più efficienti a livello nazionale. 
 
A secco i cavallini di Giara -  A fare le spese di questo clima infuocato dalle polemiche non ci sono soltanto i cittadini. Uno dei più roventi contraddittori ha riguardato, di recente, i celebri cavallini della Giara, razza di equini allo stato brado endemici della Sardegna meridionale e, si dice, importati dai fenici. Il deputato di Unidos Mauro Pili ha raccontato una storia paradossale che ha visto due enti regionali contrapposti a colpi di carta bollata e con minacce di denunce penali. Da una parte Agris, l’ente che si occupa dei cavallini e che ha evidenziato il rischio mortalità per la straordinaria popolazione equina dell’altopiano a causa dell’acqua staccata per almeno sei giorni (è intervenuta anche la Protezione civile per scongiurare il peggio). Dall’altra Abbanoa, messa sul banco degli imputati, che s’è difesa parlando di “spostamento del contatore e dismissione della rete, che potrà essere gestita direttamente da Agris”, precisando che è suo compito “fornire acqua potabile esclusivamente alle utenze d’uso civile e non per scopi legati all’agricoltura o all’allevamento come abbeveratoi o altri tipi di utilizzo rurale”. Insomma, ormai quando si parla di acqua e di reti idriche in Sardegna, anche un semplice bicchiere è capace di provocare uno tsunami. 
 
Un po’ meno dispersione - Tra le tante piaghe della situazione idrica sarda c’è quella della dispersione, che tocca medie tra il 50 e il 60 per cento. Una rete colabrodo che investe tutte le province della Sardegna. Abbanoa fa sapere che nel 2014 le perdite si sono ridotte di cinque milioni di metri cubi, cioè l’equivalente di quanto consumano in un anno quasi 30 mila famiglie. Bene tutte le province, ad esclusione di Sassari, che ha registrato un aumento della risorsa in rete per un milione di metri cubi Dati positivi in particolare a Siniscola, Macomer, Quartucciu, Sestu, Villasimius e Monserrato. Tuttavia, nel complesso, il sistema di infrastrutture idriche rimane da terzo mondo.
 
Bilanci economici e sociali - Pagare il giusto e pagare tutti. Soprattutto pagare tutti. Con queste parole d’ordine Abbanoa non nasconde che tra le cause dei conti disastrosi degli anni scorsi ha un peso rilevante l’evasione di massa della bolletta dell’acqua. Piaga contro la quale sta per varare una campagna di comunicazione ad hoc. Insomma, almeno in questo caso, le responsabilità sono rispedite al mittente. “In Sardegna la morosità si attesta sul 20 per cento, un’enormità rispetto al 6,5 per cento della media nazionale – ricorda Alessandro Ramazzotti, amministratore unico della società. “Perseguiremo quelli che non vogliono pagare - continua Ramazzotti - mentre con la collaborazione dei Comuni aiuteremo chi non può permettersi di pagare il servizio”. La lotta alla morosità viene quindi collocata al centro delle politiche aziendali, distinguendo tra quella colpevole e quella incolpevole, quest’ultima purtroppo crescente a causa della crisi economica. Ramazzotti, con linguaggio tipicamente sardo, parla di “lupi” e di “agnelli”. A finire sul banco degli imputati, tra i “lupi”, è soprattutto la zona della Gallura, che, secondo l’azienda, ha tassi di evasione tra i più alti d’Italia. Qui sono tanti anche gli allacci abusivi. A maggio 2015, dopo aver pubblicato sul proprio sito e sui quotidiani l’elenco delle utenze con decine di bollette mai pagate (soltanto i codici di riferimento, per rispetto della privacy), invitando i titolari a regolarizzarsi (lo ha fatto circa uno su cinque), Abbanoa ha sospeso l’erogazione dell’acqua a centinaia di plurievasori. Un’azione finalizzata anche a riordinare le utenze. “Un atto dovuto nel rispetto della stragrande maggioranza dei clienti che paga regolarmente le bollette – hanno detto i vertici aziendali. In media ogni utenza plurimorosa ha totalizzato 16 bollette mai saldate e circa 5mila euro di debito. 
 
I blitz di Abbanoa, però, non sempre hanno successo. A luglio 2015 sono stati sigillati 2.500 contatori a Costa Paradiso, nel nord dell’isola, per un debito da un milione e 100 mila euro. Il giudice del tribunale di Tempio Pausania, Elisabetta Carta, ha però accolto il ricorso del maxi condominio ed ha ordinato al gestore unico di riaprire i rubinetti in quanto Abbanoa non ha mandato la doppia raccomandata ai morosi. Sulla legittimità degli slacci, invece, c’è poco da sollevare obiezioni. A supportare i blitz c’è anche la recente conferma del Tar Sardegna, che ha bocciato un’ordinanza del sindaco di Orgosolo per salvaguardare il diritto a non vedersi tagliare l’acqua. “All’autorità comunale non può essere riconosciuto un ruolo nello svolgersi del rapporto d’utenza tra il destinatario della fornitura idrica ed il soggetto gestore e in ordine al suo sviluppo contrattuale – scrivono i giudici. Anche grazie a queste azioni di recupero, nonché ai corposi conguagli e ai depositi cauzionali, l’azienda ha visto per la prima volta il proprio bilancio in attivo nel 2013, raggiungendo un utile di 11,6 milioni di euro nel 2014, anno in cui dalle bollette sono arrivati 365,3 milioni di euro, ben 144,3 in più rispetto ai 221 del 2013. Sono però saliti anche i costi operativi, passati da 186,6 a 191 milioni di euro tra il 2013 e il 2014. Nello stesso periodo sono però andati giù di oltre 45 milioni i debiti: da 94 a 84,5 milioni gli oneri con il sistema bancario, da 272,8 a 236,4 quelli verso i fornitori. Insomma, sarà possibile collocare solo al passato le gestioni disastrose? L’azienda è fiduciosa, ricordando che negli ultimi tempi ha attivato diversi strumenti utili a risolvere bonariamente le controversie con i clienti, mentre il censimento delle utenze ha permesso di arrivare ad una fatturazione certificata dei consumi effettivi, una garanzia di trasparenza per i cittadini.E’ altrettanto vero, però, che la ricostruzione delle anagrafiche, con la verifica di circa 650mila contatori, ha avuto come conseguenza l’accertamento di consumi pregressi e non fatturati che hanno dato origine a molte bollette dagli importi ingenti.
 
Un ruolo importante lo stanno svolgendo le associazioni dei consumatori, attive nel sistema di conciliazione paritetica utile a trovare un accordo bonario sul debito pregresso.
Non va dimenticato, infine, lo scenario di profonda recessione economica e occupazionale, particolarmente acuta in Sardegna, in cui s’inserisce tutto questo. Una crisi, accentuata dall’aumento sconsiderato della pressione fiscale a fronte del taglio dei servizi, che sta determinando l’aumento di vicende legate alla morosità reale ma incolpevole. Le storie del dramma aumentano giorno dopo giorno ed accendono interrogativi etici. Molti sindaci raccontano casi di prestiti accesi dai propri concittadini per pagare l’acqua. In molti paesi si torna ad utilizzare le fontane pubbliche anche per l’igiene personale o per la pulizia della casa, come una storia che viene da Belvì, in provincia di Nuoro, nella Barbagia. Abbanoa sotto la lente Il quadro complesso e non proprio esaltante sul fronte bollette, slacci, comunicazione, potabilità, mancate letture e avvisi rifletterebbe, però, anche la situazione interna della stessa società Abbanoa. Tanto che l’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il 22 ottobre 2014 ha aperto un procedimento, tuttora in corso, contro la società sarda. Responsabile delle verifiche è l’ispettrice Maria Laura Altavista. I primi accertamenti, fanno sapere dalla Casa dei diritti di Cagliari, sembrano aver attizzato la curiosità dell’Antitrust, che nel proprio bollettino settimanale del 18 maggio 2015 ha scritto: “Le evidenze raccolte nel corso dell’istruttoria e le richieste di intervento presentate da alcune associazioni di consumatori e le numerose segnalazioni pervenute da parte dei consumatori – nel periodo ottobre 2014-aprile 2015 – hanno segnalato l’opportunità di ampliare l’oggetto
del procedimento ai seguenti comportamenti riferibili ad Abbanoa e specificamente consistenti in:
 
a) richieste di pagamento al nuovo utente delle morosità pregresse;
b) richieste di pagamento delle partite pregresse in un’unica bolletta con i consumi pregressi, precludendo la possibilità di farne valere separatamente l’eventuale prescrizione; mancata rilevazione dei consumi con le periodicità prescritte dal Regolamento del servizio idrico e mancato rispetto della periodicità di invio delle fatture; invio di fatture di importo elevato senza consentire la rateizzazione; sostituzione dei contatori senza preavviso e senza redazione del verbale con l’utente;
c) indicazione nelle bollette di importi dovuti a morosità senza specificare la loro causale, il dettaglio delle voci e il periodo di riferimento delle stesse;
d) mancata risposta ai reclami degli utenti ovvero risposta in modo non esaustivo o non risolutivo e successivo avvio delle procedure di messa in mora e distacco in pendenza di risposta; sospensione della fornitura senza preavviso in pendenza di reclami o senza preavviso, o comunque senza rispettare le procedure previste dal Regolamento del servizio idrico;
e) mancata adozione di misure per evidenziare perdite occulte all’impianto idrico, come la regolare fatturazione sulla base dei consumi effettivi;
f) pubblicità di un numero verde per l’assistenza ai clienti mentre si tratterebbe di un numero a pagamento”.
 
Un menù decisamente indigesto per i cittadini-utenti. Del resto per testare il grado di simpatia che riscuote la società presso la popolazione sarda è sufficiente rilevare il successo in rete di alcuni comitati (come “Oristano fuori da Abbanoa”) e in particolare su Facebook, dove ad esempio la pagina – un po’ generica ad onor del vero – di “No alla tassa di Abbanoa sull’acqua” ha oltrepassato i 10mila “mi piace”. 
 
“A leggere la comunicazione dell’Antitrust datata 30 aprile 2015, ad Abbanoa regna il caos più assoluto e a farne le spese sono gli utenti, vessati da ingiunzioni ultimative, slacci e asportazioni del contatore, minacce di sanzioni senza che - come scrive chiaramente l’ispettrice - Abbanoa sia in grado di tenere sotto controllo i consumi, i tempi dei pagamenti, la responsabilità reale degli utenti sulle morosità – conferma “La Nuova Sardegna”. “Un dato parla da solo – continua il quotidiano - i quesiti di partenza erano tre, basati sulle segnalazioni formali ricevute dall’Antitrust. Ma conclusa la prima fase del procedimento la funzionaria ne ha proposto di sua iniziativa altri diciotto, tutti riferiti a clamorose criticità nelle pratiche commerciali gestite dalla società pubblica, già sotto inchiesta della Procura della Repubblica e al centro di una protesta ormai diffusa in ogni angolo della Sardegna”.
 
Conclude il giornale: “Abbanoa viene vista ormai ovunque come un nemico da combattere. Non senza ragione, perché a leggere quanto accertato sino a questo momento dall’Antitrust al giro di vite sanguinoso sul recupero dei crediti non ha fatto riscontro una crescita qualitativa del servizio e dei rapporti tra la società e i clienti”. “Il Fatto quotidiano” del 30 marzo 2015 ha gettato ulteriore benzina sul fuoco con un pezzo di Andrea Viola dal titolo emblematico: “Acqua pubblica in Sardegna, la gestione di Abbanoa con troppi debiti (e troppi amici)”.
 
Il giornale di Travaglio ha focalizzato l’attenzione sull’avviso (e non bando) pubblico di fine 2014 attraverso il quale l’azienda sarda ha deciso di affidare il servizio di sollecitazione del pagamento dei crediti scaduti a società private. Si sono aggiudicate l’appalto la fiorentina Consult Service Company srl, secondo il quotidiano particolarmente vicina al Pd, e la Maran Credit Solution Spa di Spoleto, il cui amministratore Nazzareno D’Atanasio – ricorda “Il Fatto Quotidiano” - è finito indagato per reati connessi all’attività bancaria. “Insomma queste due società, amministrate da personaggi vicinissimi alla politica, sarebbe bello capire con quale vero criterio siano state scelte – si domanda l’articolista. “Il tutto alla luce della poca utilità che questo servizio potrà produrre. Capita, infatti, che molti utenti siano disorientati dalle telefonate inusuali ricevute e dalle lettere di sollecito poco chiare e credibili. Il
tutto considerando anche un altro aspetto. Il vero recupero del credito è stato affidato sempre a fine 2014 a due studi legali, sempre senza bando pubblico, per un affare da 50 milioni di euro. Insomma una società pubblica che produce enormi debiti e che non fornisce soprattutto il servizio che dovrebbe produrre. Per ora quello che produce è solo molta confusione e preoccupanti conflitti d’interesse”.
Tra i commenti dei lettori, non manca l’efficace battuta: “Gli enti per la gestione delle acque in Italia hanno dato più da mangiare che da bere”.
 
photo credit to unionesarda.it
AUTORE: Redazione,
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