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08 settembre 2016
Spreco alimentare, al via la nuova legge

Dalla settimana prossima cibo, farmaci e anche indumenti usati seguiranno un percorso più breve e facilitato per essere riutilizzati e non sprecati.

 

Lo scorso 19 agosto è stata approvata la nuova legge n° 166, la celebre legge anti-spreco. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 agosto, il 14 settembre entrerà in vigore. Cibo, farmaci e anche indumenti usati seguiranno un percorso più breve e facilitato per essere riutilizzati e non sprecati.

Nel testo si differenzia il concetto di “spreco alimentare” da quello di “eccedenza alimentare“. Nel primo caso si fa riferimento ai prodotti scartati nel lungo percorso della catena agroalimentare che però sono ancora adatti al consumo; nel secondo si parla di prodotti che rimangono invenduti negli scaffali di negozi e supermercati e che, se conservati in maniera corretta, poco prima o in coincidenza della scadenza, possono ancora essere utilizzati.

Questa legge rende più snelli i processi burocratici per la donazione delle eccedenze: da ora sarà consentita anche al superamento della data di scadenza. Nel caso in cui si avesse la corretta conservazione (e condizioni di igiene sufficienti), i prodotti potranno essere destinati alle persone indigenti, in caso contrario si opterà per la nutrizione animale o nel peggiore dei casi, per il compostaggio.

La legge facilita la cessione di prodotti adatti al consumo tramite agevolazioni fiscali. I Comuni, grazie alla nuova legge, potranno applicare una riduzione della TARI (TAssa RIfiuti) a chi cede un certo quantitativo di cibo a persone che ne hanno bisogno. Le quantità donate saranno certificate e lo sconto sarà direttamente proporzionale.

Il problema degli sprechi alimentari, sviscerato con maggior convinzione a partire da EXPO 2015, si fa sempre più intollerabile. Per le statistiche si tratta anche di un danno economico: 12,5 miliardi di euro ogni anno vengono buttati, insieme al cibo ancora buono. Il 54% di questa cifra viene perso nella fase di consumo, il 21% dal settore della ristorazione, il 15% durante la fase della distribuzione commerciale, l’8% nei processi del settore agricolo e un 2% nella fase di trasformazione degli alimenti.

 

AUTORE: Redazione,
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