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25 marzo 2022
La guerra fa crescere l'inflazione, ceti medi in difficoltà

Il rapporto dell'Ocse parla di misure monetarie, necessità di scelte in campo energetico e di conseguenze a medio e a lungo termine. Il conflitto russo uciraino colpisce duro

L'inflazione cresce - secondo Istat - per l'ottavo mese consecutivo, raggiungendo la stessa quota che si toccò nell'anno 'nero' del 1995, +5,7%. L'Ocse stima che potrebbe crescere di almeno altri 2 punti percentuali. Secondo l’ultimo rapporto Ocse “Economic and Social Impacts and Policy Implications of the War in Ukraine”, la crescita economica globale sarà più di 1 punto percentuale più bassa quest'anno a causa del conflitto tra Ucraina e Russia.

A risentirne saranno innanzitutto i prezzi delle materie prime, già sono aumentati bruscamente. “La Russia e l'Ucraina insieme rappresentano circa un terzo delle esportazioni globali di grano e sono importanti produttori di fertilizzanti e metalli utilizzati nell'industria come il nichel e il palladio. Le interruzioni del grano, del mais e dei fertilizzanti rischiano di aumentare la fame e l'insicurezza alimentare in tutto il mondo. L'impennata dei prezzi dei metalli potrebbe influenzare una vasta gamma di industrie come quella degli aerei, delle auto e dei chip”, spiega l’Ocse.

L’IMPATTO ENERGETICO

Ancora più duro sarà l’impatto energetico: “Con la Russia che fornisce circa il 16% del gas naturale del mondo e l'11% del petrolio, i prezzi dell'energia sono saliti in modo allarmante. L'Europa in particolare è fortemente dipendente dal gas e dal petrolio russo. I prezzi spot del gas in Europa sono ora più di 10 volte più alti di un anno fa, mentre il costo del petrolio è quasi raddoppiato nello stesso periodo. Lo shock dei prezzi danneggerà le famiglie e interromperà la produzione di beni e servizi in tutto il mondo".

La compressione dell'offerta di materie prime sta esacerbando le interruzioni della catena di approvvigionamento causate dalla pandemia, che probabilmente peserà sui consumatori e sulle imprese per qualche tempo a venire. L'Ue dipende pesantemente dalla Russia per il suo approvvigionamento energetico. Il 27% delle importazioni di petrolio greggio dell'UE, il 41% delle sue importazioni di gas naturale e il 47% delle importazioni di combustibile solido provengono dalla Russia. Ci vorranno alcuni anni per compensare completamente questa dipendenza e costruire la sicurezza energetica in Europa, viene affermato con realismo nel rapporto. E quindi lo scenario si complica, perché ora oltre a verificare eventuali nuove forniture l’Europa dovrà fare i conti anche con la propria postura ambientale, con tutte le limitazioni del caso.  

POLITICA MONETARIA VA INCENTRATA SULL’INFLAZIONE

Per l’Organizzazione economica “di fronte a un tale shock dell'offerta, la politica monetaria dovrebbe rimanere concentrata nel garantire aspettative d'inflazione ben ancorate e intervenire se necessario, assicurando il buon funzionamento dei mercati finanziari. Le priorità immediate di spesa per i governi includono i costi del sostegno ai rifugiati in Europa”.

La valutazione dell'Ocse stima che misure fiscali governative ben mirate di circa 0,5 punti percentuali del PIL potrebbero sostanzialmente mitigare l'impatto economico della crisi senza aumentare sostanzialmente l'inflazione. Inoltre, la guerra ha fatto emergere l'importanza “di ridurre al minimo la dipendenza dalla Russia per le importazioni chiave, diversificando le fonti di energia e accelerando la transizione dai combustibili fossili investendo di più nelle energie rinnovabili”, ha concluso il report Ocse.

AUTORE: Redazione,
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