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19 febbraio 2021
Pandemia, crollo dei matrimoni con pesanti ripercussioni sul Made in Italy

Meno nozze (la metà) significa ristoranti vuoti, bomboniere che non si fanno, acconciature in meno, abiti non venduti. Le ripercussioni cadono su tante filiere.

La cancellazione e il rinvio delle nozze a causa dell’emergenza covid nel 2020 ha provocato un crack di almeno 5 miliardi di euro, dai fiori alla tavola. Nell’anno della pandemia i matrimoni sono in calo del 50,3% a fronte dei 170mila celebrati nei primi dieci mesi del 2019 secondo i dati provvisori dell’Istat. La crisi generata dal Covid 19 ha stravolto i programmi di promessi sposi e famiglie e azzoppato i bilanci delle aziende: dal catering alla fotografia, dai trasporti ai fiori, dai viaggi all’abbigliamento, dal trucco alle acconciature, dall’immobiliare fino alla vigilanza privata.

Prima il lockdown e poi l’incertezza sulla diffusione della pandemia hanno costretto le coppie pronte a convolare a contrattare rimborsi o voucher per riorganizzare il pronunciamento del fatidico sì. A rischio sono oltre un milione di lavoratori diretti ed indiretti impegnati nei settori collegati. Un settore che vede l’Italia all’avanguardia a livello internazionale con un elevato numero di stranieri che sceglieva proprio il Belpaese per celebrare l’esclusivo evento. 

La presenza di ambientazioni uniche e l’alto livello dell’offerta enogastronomica rappresentano i fattori di successo del wedding Made in Italy insieme alla creatività organizzativa che condizionano le scelte dei futuri sposi. L’ultima tendenza nel Belpaese è quella dei matrimoni green con scelte sostenibili che vanno dalla location in campagna ai menu a chilometri zero con prodotti esclusivamente locali, dalle agribomboniere lavorate con lana di pecora o decorate con spighe, alla torta nuziale della nonna fino agli addobbi floreali con essenze locali e al ritorno delle carrozze trainate dai cavalli, con una spesa media che oscilla fra i 30 e i 60mila euro per il pacchetto completo del “giorno più bello”. 

Proprio per questo oltre alle attività specializzate come gli abiti e accessori, i settori che hanno pagato il prezzo più alto all’emergenza sono quelli dell’agriturismo, con le 24mila strutture presenti nel Belpaese ma anche il florovivaismo con 27mila imprese.

AUTORE: Redazione,
CATEGORIE: NotizieSocietà
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