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23 novembre 2022
Agriturismi, Istat: settore in costante crescita, multifunzionalità fondamentale

Nel 2021 le aziende agrituristiche attive sono 25.390 (+1,3% rispetto al 2020). la crescita maggiore è nelle Isole (+8,2%) e al Sud (+1,5%). Il 63,3% dei comuni italiani ne ospita almeno una ma si arriva a oltre il 98% in Toscana e Umbria.

Le aziende agrituristiche multifunzionali (che offrono almeno tre servizi) sono il 38% (+21,3% rispetto al 2011) e ancora una volta sono le Isole a registrare l’incremento più elevato (+51,5% rispetto al 2011). Le strutture condotte da donne sono 8.762(34,5% del totale), in aumento dell’1,3% rispetto al 2020.

Agriturismo, un settore in costante crescita

L’agriturismo(i), indipendentemente dalla sua ubicazione geografica, rappresenta da sempre un “luogo” dove è possibile scoprire“sapori”, usi e costumi delle tradizioni locali che per molti versi rappresentano l’intelaiatura della storia nazionale.

In tale ottica, l’agriturismo alimenta, ed è a sua volta alimentato, da uno specifico modello culturale che fa della “sicurezza” e della “sostenibilità” due delle parole d’ordine che, ancora di più dopo la crisi sanitaria dovuta alla pandemia, fanno da guida alle strategie degli imprenditori che operano in questo settore.

I dati del 2021 danno infatti conto della ripresa di questo settore siain termini di una positiva dinamica demografica delle aziende, sia in relazione al numero di agrituristi ospitati nelle strutture, sia infine per la crescita del valore economico delle aziende stesse.

Per una migliore lettura del “fenomeno agriturismi” sembra opportuno comparare i dati del 2021 sia con quelli dell’anno precedente, che consentono di valutare la “capacità” di resilienza di queste strutture, sia con quelli di lungo periodo, che descrivono la “lunga marcia” compiuta dagli operatori di questo settore nell’ultimo decennio.

L’importanza della rete agrituristica all’interno del mondo rurale è evidente non solo in termini di crescita del numero di strutture, ma anche per la loro diffusione e densità territoriale a livello comunale. Tra il 2011 e il 2021, le strutture agrituristiche sono aumentate del 24,4%. Il tasso medio annuo di crescita è del 2,0% e varia dall’1,3% del Nord-est al 2,6% del Centro. Rispetto allo scorso anno le nuove aziende sono 330. Se si considerano solo le strutture con alloggio che, per numero e importanza economica, formano il core di questo settore, la crescita rispetto al 2011 è del 23,2%, con un tasso medio annuo di crescita dell’1,9%.

Infine, le aziende agrituristiche che svolgono anche attività di fattoria didattica, una funzione socio- pedagogica che nel tempo ha acquisito grande importanza, sono aumentate del 76,6%, con un tasso medio annuo di crescita del 5,3%. Degli 8.092 Comuni del 2011, il 58% di questi ospitava almeno una struttura agrituristica; nel 2021 i comuni si riducono a 7.904 e di questi il 63,3% ne ha almeno una nel proprio territorio.

Questa dinamica territoriale interessa tutte le macro-aree geografiche. Nel 2021 i comuni del Centro che ospitano almeno una struttura sono l’84,7% (erano il 77% nel 2011), quelli del Nord-est sono il 78,6% (74,2% nel 2011), seguono le isole con il 62,6% (58,5%), il Sud con il 56,9% (53,4%) e il Nord-ovest con il 52,5% (46,5%).

Nel 2021 i comuni con una sola azienda agrituristica sono 2.483 (pari al 35,3% del totale), di cui 38 sono “nuovi comuni agrituristici”. Nel 54,7% dei comuni si localizzano da 2 a 10 aziende, nell’8,9% da 11 a 50, nel 2% più di 50. I comuni con almeno 100 di queste strutture sono 11 (Appiano sulla strada del vino, Assisi, Caldaro sulla strada del vino, Castelrotto, Cortona, Grosseto, Manciano,Montalcino, Montepulciano, Noto, San Gimignano).

Torna a crescere il valore economico delle aziende agrituristiche

Nel 2021 il valore corrente della produzione agrituristica è di poco superiore a 1.162 milioni di euro
e contribuisce per il 3,3% alla formazione del valore economico dell’intero settore agricolo nel quale le aziende agrituristicheincidono per il 2,2%.

Rispetto al 2020 il valore economico delle aziende agrituristiche (iii)cresce del 44,8% ma rimane ancora sotto il livello pre-pandemia del 2019 (-26%). L’incremento varia dal 51,7% del Nord-est al 44,8% del Nord-ovest, del Sud e delle Isole, fino al 38,3% delCentro.

Poco più 50% del valore economico è generato dalle aziende agrituristiche del Nord, in particolare da quelle del Nord-est (39,3%). Il contributo del Centro e del Mezzogiorno è pari rispettivamente al 37,5% e al 12,2%. Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero delle aziende agrituristiche) è di poco superiore a 45mila euro (era 32mila nel 2020 e 63mila nel 2019).  L’incremento maggiore si registra nel Nord-est, che supera i 62mila euro (+20.800 euro rispetto allo scorso anno).

Fino al 2019 l’andamento del numero di aziende segue, anche se con fluttuazioni più contenute, quello delle presenze e del ciclo economico. Nel 2020, in seguito all’emergenza sanitaria, si registra una differenziazione tra il valore economico, le presenze e ilnumero di aziende. Il lockdown imposto per contenere la diffusione del Covid-19 ha prodotto effetti gravissimi sulle presenze e quindi sul valore economico, ma, al contempo, non ha inciso sull’articolazione e la solidità della rete agrituristica, che nel 2021 si è trovata pronta ad accogliere i turisti e a innescare una nuova fasedi crescita economica che ha superato i livelli pre-pandemia.

Ritornano gli agrituristi stranieri, si consolida la presenza di quelli italiani

Nel 2021 gli arrivi nelle strutture agrituristiche hanno superato i 3 milioni registrando un forte recupero rispetto al 2020 (+36,9%), ma non rispetto al 2019 quando gli arrivi erano stati 3,2 milioni. Gli agrituristi italiani aumentano del 23,6% e quelli stranieri del 68% (669mila nel 2020,1,2 milioni nel 2021). Complessivamente, nello stesso periodo, gli arrivi sono aumentati del 41,2%: l’incremento per gli italiani è del 32,1%, per gli stranieri del 62,9%.

L’incidenza dei turisti ospitati dalle aziende agrituristiche sul totale dei turisti è del 3,8%, percentuale che sale al 4,1% per gli agrituristi stranieri. Nel leggere questo dato si tenga conto che la rete delle aziende agrituristiche con alloggio rappresenta il 9,4% del totale delle strutture ricettive.

VALORE ECONOMICO DELLE AZIENDE AGRITURISTICHE CON ALLOGGIO E PRESENZE

Le strutture del Centro e quelle del Nord-est, con il 41,3% e il 31,5% di agrituristi, si confermano le più attrattive; spiccano la Toscana (28,8%) e la provincia autonoma di Bolzano (12,1%). Rispetto al 2020, gli arrivi variano tra il +24,1% del Nord-ovest e il+43,6% delle Isole.

In particolare, gli agrituristi dall’estero ospitati nelle strutture del Sud e del Centro sono più del doppio rispetto al 2020 (rispettivamente +109% e +107%). D’altra parte, sul fronte interno, l’aumento più significativo di agrituristi italiani si registra nelle Isole (+31,7%) e nel Sud (+21,9%).

Si riduce il divario tra italiani e stranieri ospitati nelle strutture agrituristiche: nel 2021 il rapporto tra agrituristi italiani e stranieri è di 17 a 10 (era di 23 a 10 nell’anno precedente); in particolare di 10 a 1 per il Molise e di 8 a 1 per Lazio e Basilicata, che sono le regioni con le aziende meno selezionate dai clienti. Le presenzesuperano i 12 milioni (+36,9% rispetto il 2020) e nel 53% dei casi si tratta di italiani (erano il 61% nel 2020).

La permanenza media (numero di notte trascorse) è circa 3,4 giorniper gli italiani e 5 giorni per gli stranieri (prima della pandemia 4,6giorni per gli stranieri e 3 per gli italiani).

Vincenti le strutture con un maggiore numero di servizi offerti

Tra il 2011 e il 2021 le attivazioni sono state 18.547 contro 13.270 cessazioni, con un saldo positivo di oltre 5.200 strutture. Sia i tassi di attivazione (aziende attivate nell’anno di riferimento/totale aziende presenti nello stesso anno) che quelli di cessazione (aziende cessate nell’anno di riferimento/totale aziende presenti nello stesso anno) registrano i valori più alti nel 2015(rispettivamente 11,4% e 9,2%) mentre nel 2021 i due tassi scendono a 4,4% e 3,2% (7,4% e 5,5% nel 2020). Sul territorio leattivazioni variano tra l’1,8% del Sud e l’8,4% delle Isole, lecessazioni tra lo 0,8% delle Isole e il 4,1% del Centro.

Il rischio di cessazione dipende anche dalla capacità del conduttore di intercettare e adeguare l’offerta di servizi alla domanda. Oltre all’alloggio, alla ristorazione e alla degustazione, che rappresentano l’offerta base, sono state rilevate altre sette tipologie di servizi (escursionismo, equitazione, fattorie didattiche, mountain bike, osservazioni naturalistiche, sport, trekking). Queste attività, che sono le più diffuse nel “mondo” delle aziende agrituristicheitaliane, sono per molti versi connesse alle peculiarità geografiche e alle tradizioni delle diverse località che ospitano le strutture e, al contempo, ne connotano sia la specificità economico-commercialeche quella socio-culturale.

DINAMICA DEMOGRAFICA DELLE AZIENDE AGRICOLE E OFFERTA DI SERVIZI

Sembra interessante mettere a fuoco alcuni aspetti della relazione tra articolazione dei servizi offerti dalle aziende agrituristiche e la permanenza delle stesse sul mercato. Anche in questo caso è opportuno analizzare la dinamica demografica di queste aziende nel lungo periodo.

Delle 13.270 aziende agrituristiche cessate negli ultimi 11 anni,circa il 25% aveva una bassa offerta economico-commerciale (nessuno o un solo servizio), oltre il 90% non offriva alloggio, ristorazione e degustazione e poco più dell’80% offriva non più di 3 servizi (offerta medio-bassa). Tra queste strutture solo 15 avevano un’offerta medio-alta (6-7 servizi) e alta (8-10 servizi).

Nel 2021 le aziende agrituristiche che hanno cessato l’attività sono 818 (1.385 nel 2020). Il 91,3% di queste strutture non offriva alloggio, ristorazione e degustazione.

La permanenza media sul mercato è di 14 anni e varia tra i 12 anni nel Sud e i 16 nel Nord-est. Le imprese attive nel 2021 hanno una vita media di poco inferiore a 11 anni. Le aziende più longeve sonoquelle nel Nord-est, con 12 anni, quelle meno longeve sono invece localizzate nelle Isole, con una vita media di 9 anni.

Multifunzionalità: la “via italiana” alla resilienza delle aziende agrituristiche

L’agriturismo come “luogo” è il risultato di un lungo processo di radicamento territoriale e di innovazione imprenditoriale. In tal senso, la multifunzionalità è innanzitutto una strategia economico-imprenditoriale che ha notevoli ricadute sia in campo sociale (si pensi alle fattorie didattiche), sia in quello ecologico-naturalista.

La multifunzionalità sembra quindi caratterizzare questo settore,rendendolo ancora più peculiare nel panorama internazionale e sembra essere una delle “vie italiane” alla modernizzazione dell’intero comparto agricolo.

Nel 2021 le aziende agrituristiche che offrono almeno 3 servizi (multifunzionali) sono 9.559 (+21,3% rispetto al 2011) e rappresentano il 37,6% delle strutture attive. Quelle che svolgono almeno due attività (bifunzionali) o una sola attività (monofunzionali) sono rispettivamente il 42,4% e il 19,9%. Dal 2011 il tasso medio annuo di crescita di queste ultime è dell’1%, mentre è pari rispettivamente al 2,3% e al 2,2% quello delle bifunzionali e delle multifunzionali.

Nel 2021 l’incidenza maggiore di aziende agrituristichemultifunzionali si registra nelle Isole (51,5%), seguono Nord-ovest (42%), Sud (39,9%), Centro (36,4%) e Nord-est (32,5%).

Il tasso medio annuo di crescita delle attività multifunzionali nel periodo 2011-2021 è per le Isole del 5,4%, per il Nord-ovest del 4,3%, per il Sud del 4%, per il Centro del 2,6% e dell’1,3% per il Nord-est.

Tra le aziende agrituristiche che offrono alloggio il 48,1% è di tipomultifunzionale, quota che sale al 57% e al 61,5% tra le strutture che fanno servizio di ristorazione e degustazione, arriva oltre l’80% per le fattorie didattiche e supera il 90% per le altre attività.

INCIDENZA DELLE AZIENDE AGRITURISTICHE MULTIFUZIONALI PER TIPO DI ATTIVITÀ.

Anni 2011-2021, valori percentuali.

(*) Un’azienda autorizzata all’esercizio della degustazione può svolgere uno o più tipi di servizio

Circa il 38% delle aziende agrituristiche multifunzionali è condotto da donne (il 34,3% nel 2011), con un’età media di 50 anni (era superiore ai 55 nel 2011), circa due anni in meno rispetto alle conduttrici di aziende non multifunzionali. L’età media dei conduttori maschi è invece di poco superiore ai 52 anni, leggermente più bassa di quella dei conduttori di aziende non multifunzionali.

Il 37,7% delle aziende a conduzione femminile si localizza nel Centro, il 17,8% nel Nord-est, il 17,5% al Sud, il 16,8% nel Nord-ovest e il 10,2% nelle Isole.

Offerta di servizi molto diversificata sul territorio

La diversificazione dei servizi rimane un elemento strategico per l’attività agrituristica, ne sono una dimostrazione le performance di crescita del settore. Rispetto al 2020 le strutture che offrono la tradizionale attività di alloggio sono rimaste sostanzialmente invariate (+0,8%) mentre quelle con ristorazione sono cresciute del 2,8%. Il maggiore incremento (+5,5%) si registra nelle strutture cheoffrono “altre attività”, comprendenti equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, corsi, sport e attività varie. In particolare cresce l’offerta di mountain bike (+9,5%), osservazioni naturalistiche (+7,9%) ed escursioni (+7%).

Le tre attività che maggiormente connotano le aziende agrituristiche sul territorio sono per il Nord-ovest le fattorie didattiche (30,1%), l’alloggio (26,4%) e l’equitazione (22,3%); per il Nord-est l’alloggio (38,6%), la degustazione (35,1%) e la ristorazione (33,2%); per il Centro il trekking (47,8%), la ristorazione (44,4%) e la mountain bike (40,7%); per il Sud l’escursionismo (22%), l’equitazione (18,6%) e le attività sportive (18,2%); per le Isole l’osservazione naturalistica (34,9%), il trekking (28,5%) e l’equitazione (22,1%).

La Sicilia si conferma al primo posto nell’offerta di servizi di equitazione (coprendo il 16% dell’offerta nazionale di maneggio) e di escursioni (con una quota del 20% sottrae il primato detenuto fino al 2020 dalla Provincia autonoma di Bolzano). L’Umbria continua a primeggiare per offerta di trekking (22%), mountain bike (19%) e attività sportive (21%); Piemonte e Lombardia sono le regioni con il maggior numero di fattorie didattiche (insieme coprono il 26% dell’offerta nazionale); la Toscana punta invece su “attività varie” (25%).

Alcune province tendono a specializzarsi nell’offerta di specifiche tipologie di servizi: a Palermo il 62% delle aziende offre equitazione e il 97% escursioni, a Napoli il 74% propone osservazioni naturalistiche, a Catania il 97% mette a disposizione attività sportive, a Catania e Ragusa il 96% offre attività varie, a Caserta il 59% organizza trekking.

Territorializzazione e crescita della rete di strutture agrituristiche

La crescita del numero di aziende agrituristiche si attesta a +1,3% a livello nazionale rispetto al 2020, con differenze nelle diverse ripartizioni geografiche.

Come nel 2020 l’aumento maggiore riguarda il Mezzogiorno (+3,7%rispetto all’anno precedente) e in particolare la Sicilia (+16,1%). il numero di aziende è sostanzialmente stabile al Centro (+0,3%) con l’eccezione delle Marche dove la crescita è molto più consistente (+3,1%). Al Nord la dinamica è positiva e in linea con la media nazionale (+1,1%) con performance particolarmente positive inFriuli-Venezia Giulia (+4,3%) e nella Provincia autonoma di Trento (+3,3).

Stabile la distribuzione di queste strutture per zona altimetrica, il 53,3% è ubicato in zona collinare (53,3%). La Toscana, con 4.292 aziende agrituristiche, detiene il 32% delle 13.525 strutture collinari.

Il 30% delle aziende agrituristiche si trova invece in zone montuose: spicca in particolare la Provincia autonoma di Bolzano con le sue 3.253 aziende, che coprono il 42% del totale delle 7.788 strutture ubicate in montagna.

Il restante 16,1% delle strutture si situa in pianura (4.076 in totale), con Puglia ed Emilia-Romagna in testa (rispettivamente 559 e 467 aziende agrituristiche).  

La densità delle strutture sull’intera superfice italiana è di 8,3 strutture per 100 km2 (era 6,7 nel 2011).  I comuni con una densità maggiore di 100 aziende per 100 km2 sono 42.

La densità è particolarmente elevata nel Centro (16 aziende agrituristiche per 100 km2) dove è ancora una volta la Toscana, con ben 23 aziende per 100km2, a detenere il primato. Segue il Nord-est, con una densità di circa 12 strutture ogni 100 km2, dove la regione con più alta densità è il Trentino Alto-Adige (28 aziende agrituristiche per 100 km2).

Più imprenditrici al Sud, in calo nel Centro Italia

Le aziende agrituristiche condotte da donne sono 8.762, in aumento rispetto al 2020 dell’1,3%. La crescita più consistente si ha nel Mezzogiorno (+4,8%) e in particolare in Sicilia (+21,4%), segue il Nord-est con un incremento del 2,6% che interessa ilVeneto (+4.3%), il Friuli Venezia Giulia (+4,4%) e le Provinceautonome di Trento (+4%) e Bolzano (+4,2%). Si evidenzia invece un leggero calo nel Centro (-1,1%) che riguarda essenzialmente la Toscana (-2.8%).

La quota di partecipazione delle donne rimane pressoché invariata a livello nazionale rispetto al 2020 e si attesta al 35%, confermandosi particolarmente consistente al Sud, con picchi del 50,9% in Basilicata e del 47,6% in Campania. Nel Centro la quota femminile si attesta al 36,6%, con percentuali maggiori nel Lazio e in Umbria (circa il 46%) e più contenute in Toscana (31,3%).

L’area geografica dove la partecipazione delle donne stenta a prendere piede è il Nord-est: le Province autonome di Bolzano e Trento, che hanno una tradizione agrituristica consolidata e un numero di aziende consistente, nonostante l’incremento del numero di imprenditrici registrato nell’ultimo anno, mostrano una quota femminile ancora piuttosto esigua, rispettivamente del 13,8% e del 26%.  

Un contributo evidente viene dato dalle donne nella conduzione di strutture agrituristiche con fattorie didattiche, che rappresentano il 7,8% del totale e sono in costante crescita dal 2011. Nel 2021 si contano 1.986 fattorie, con un incremento del 77% rispetto al 2011 e del 4% rispetto al 2020. La quota di fattorie condotte da donne è del 39,6%, superiore quindi a quella relativa all’attività agrituristica in generale ed è sostanzialmente invariata.

Crescita degli agri-ristoranti e calo dell’attività di degustazione

Nel 2021 si registra una flessione delle aziende agrituristiche con degustazione che, rispetto al 2020, segnano una diminuzione del 4,7% attestandosi a 6.111 unità, ovvero il 24,1% del totale di quellepresenti a livello nazionale (25,6% nel 2020). Il calo è generalizzato e interessa in particolare il Veneto e la Sicilia.

In relazione all’attività di degustazione si configura un  quadro territoriale nel quale aumenta il peso del Centro Italia (44,3% del totale) grazie soprattutto alla Toscana (27%). Segue il Mezzogiorno, in cui si localizza quasi il 30% delle aziende con degustazione, di cui oltre il 9% solo in Sicilia. Nel Nord-ovest si conferma, come per il 2020, la maggior presenza in Piemonte (12,4%), mentre nel Nord-est il Veneto perde la sua ‘predominanza’ a favore del Trentino-Alto Adige (6,4%).

Oltre la metà delle aziende agrituristiche (50,4%) svolge attività di ristorazione, con una crescita del 2,8% rispetto al 2020. Il Nord si posiziona al primo posto con il 42,5% delle aziende che svolgono questa attività, segue il Mezzogiorno con il 28,9% e il Centro con il28,6%, dove si conferma il primato a livello nazionale della Toscana che, da sola, ospita il 15,6% di tutte le strutture con ristorazione.

Nel dettaglio, le aziende che offrono solo attività di ristorazione sono il 12,8% del totale delle aziende con ristorazione. Questa tipologia contraddistingue soprattutto il Nord (22,8%), in particolare il Nord-est (27,8%), con la predominanza del Veneto (43%), seguitodal Friuli Venezia Giulia (39,343%) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (36,1%).

A livello nazionale la percentuale di aziende che alla ristorazione associano il servizio di alloggio è pari al 72,7% del totale delle aziende con ristorazione. Questa quota raggiunge l’84,9% nel Centro, alimentata soprattutto da Umbria (98,7%) e Toscana (87,5%);  nel Mezzogiorno è all’84,3% e nelle Isole arriva all’86,1% grazie all’importante contributo della Sicilia (95%); infine il Nord con il 56,7%.

Le aziende che propongono ‘altre attività’ oltre alla ristorazione(equitazione, escursionismo, sport, corsi ecc.) sono quelle più in crescita assieme alla sola ristorazione. Nel 2021 rappresentano quasi il 60% delle strutture con ristorazione, ma al Centro si arriva al 65,3% e nel Mezzogiorno al 66,2% grazie, anche in questo caso, al rilevante contributo della Sicilia, in cui il 95,5% delle aziende con ristorazione presenti nella regione associa a questo servizio l’offerta di ‘altre attività’.

Aziende con alloggio: nel Centro prevale il solo pernottamento

Nel 2021 resta pressoché invariata, rispetto al 2020, la quota nazionale di aziende con servizio di alloggio rispetto al totale di quelle presenti a livello nazionale (81,8% nel 2020 e 81,3% nel 2021). Scendendo nel dettaglio territoriale, questa quota sfiora il 90% nel Centro (91,3% in Toscana), e l’85,6% nel Mezzogiorno grazie soprattutto al contributo delle Isole (88,1%), in particolare della Sicilia (94,2%). Ne consegue che la maggior presenza di strutture con alloggio continua a registrarsi, come nel 2020, nel Centro (40,1%), con il 23,8% in Toscana.

Il solo pernottamento è un’attività svolta dal 44,7% delle aziende con alloggio; il 45,7% associa al pernottamento la prima colazione, il 22,1% all’alloggio unisce la pensione completa mentre il 13,2% offre anche la mezza pensione.

Il quadro che emerge in chiave territoriale conferma lo scenario del 2020. Le regioni del Centro Italia si contraddistinguono per la prevalenza di strutture con alloggio che propongono il solo pernottamento (63,1%); quelle del Nord-ovest offrono anche la possibilità di fruire di servizi di pernottamento e prima colazione (64,8%); il Sud ospita molte strutture che all’alloggio coniugano la mezza pensione (34,1%) o la pensione completa (57,8%).

Rete territoriale e localizzazione geografica facilitano la multifunzionalità

Sussistono alcuni aspetti che condizionano il processo di trasformazione delle aziende agrituristiche da monofunzionali o bifunzionali a multifunzionali (con almeno 3 attività).

Le aziende che nel 2011 non erano multifunzionali e che lo diventano nel 2021 sono 716, mentre ammontano a 1.089 quelleche si confermano multifunzionali nelle due annate.

A partire da questo sottoinsieme si è cercato di valutare, tramite un modello logistico, quali fossero i fattori che hanno guidato, in questo arco temporale, la trasformazione delle aziende da
non-multifunzionali a multifunzionali. A tale scopo è stata utilizzata una batteria di indicatori che descrivono: i) le caratteristiche della struttura (offerta di servizi, anni di attività) e del conduttore (genere ed età); ii) economie di localizzazione (densità aziende per 100 km2); iii) le macro-aree geografiche che sono molto più che una semplice partizione territoriale, ma rappresentano una sorta di “contenitore” delle peculiarità geo-morfologiche e socio-economiche del territorio italiano.

Di seguito sono riportati gli indicatori statisticamente significativi (p-value <0,05) che agevolano o frenano il processo di multifunzionalità.

Rispetto ai comuni con una densità minore a 10 aziende per 100 km2, il passaggio da
non-multifunzionale a multifunzionale è circa 4 volte maggiore nei comuni con una densità di almeno 100 aziende per 100 km2, di 1,61 volte più elevato nei comuni con 50-99 aziende per 100 km2 e di 1,48 volte maggiore nei comuni con 25-49 aziende per 100 km2. Sembra quindi che la transizione verso la multifunzionalità sia favorita dalla localizzazione in aree caratterizzate dalla presenza di una fitta rete territoriale di aziende.

La probabilità delle aziende del Nord-est di diventare multifunzionali è 2,82 volte più elevata rispetto a quelle del Nord-ovest, mentre è dicirca 3 volte più bassa per le strutture localizzate nelle Isole. La probabilità che un’azienda non-multifunzionale diventi multifunzionale diminuisce con l’aumentare dell’età del conduttore. Infine, il passaggio alla multifunzionalità è meno probabile per le strutture che svolgono una tra le attività di mountain bike, trekking e osservazione naturalistica rispetto a quelle non monofunzionali che non offrono questi tre servizi.

 

 

 

 

 

 

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