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02 settembre 2021
Grano duro, prezzo in salita

Le dinamiche delle commodities lasciano pochi dubbi. La produzione mondiale flette, la domanda aumenta e si temono anche ripercussioni sui prezzi al consumo

Il mercato delle commodities preannuncia sorprese nel breve periodo, soprattutto per i cereali. I vari fattori che incidono sul prezzo sono tutti in movimento e possiamo quindi prevedere dinamiche piuttosto precise, soprattutto per il frumento duro. Effettuato il nuovo raccolto, si evidenziano rincari sia del prodotto nazionale che di quello estero, che fanno seguito agli incrementi registrati nella scorsa campagna 2020/21.

Secondo il report Ismea Tendenze, nel mese di luglio il grano proveniente dal Nord America ha raggiunto la quotazione di 372,14 euro/t a (+18,9% su base congiunturale), in aumento dovuto principalmente alla siccità che ha colpito il continente ed alla ripresa della domanda cinese, principale trader mondiale. Sulle piazze nazionali si rilevano aumenti del 10,6% su giugno a Bologna (327,40 euro/t), del 10,4% a Milano (326,75 euro/t) e dell'11,1% a Foggia (330,50 euro/t). Una dinamica piuttosto sostenuta, secondo Ismea, che sta avvicinando i prezzi ai livelli record registrati durante la precedente fiammata del mercato nel 2008.  

Secondo le indicazioni più aggiornate dell'IGC (International Grain Council), l'offerta canadese dovrebbe scendere a 4,8 milioni di tonnellate, il livello più basso degli ultimi otto anni (-27% sul 2020), mentre per gli Usa si prevede una produzione quasi dimezzata, pari a 1 milione di tonnellate, probabilmente la più scarsa di sempre.  Complessivamente, il raccolto mondiale è previsto il calo del 2,1% nel 2021, controbilanciato dalla maggiore produzione comunitaria (7,8 milioni di tonnellate) l'8,4% in più sulla scorsa campagna, un dato comunque inferiore alla media dell'ultimo decennio. Se la produzione scende e la domanda aumenta, l’effetto conclusivo è l’aumento dei prezzi, è inevitabile.

Per l'Italia, una stima realizzata sulla base dell'incremento delle superfici (intenzioni di semina dell'Istat) e dell'atteso aumento delle rese, indica un quantitativo di 4,1 milioni di tonnellate (+6,9% sul 2020).  In tale contesto, la preoccupazione dell'industria italiana di trasformazione del frumento duro è rivolta alla possibile interruzione degli approvvigionamenti nel caso in cui si dovesse realmente registrare una rarefazione dell'offerta mondiale così consistente. E così il prezzo di pane e pasta potrebbe aumentare.

AUTORE: Redazione,
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