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30 giugno 2022
Il mondo ha fame di grano

Stock bassi portano tendenzialmente al rialzo anche i prezzi dei prodotti agricoli, in più si è prodotto di meno per via della guerra. Prezzi, dunque, in rialzo

La siccità di questi mesi è la principale causa, insieme alle conseguenze della guerra in Ucraina, del calo produttivo nella produzione di grano in diverse parti del mondo, che porterà ad avere stock bassi e una tendenza al rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli.

Lo rivela CAI - Consorzi Agrari d’Italia che ha tracciato l’andamento macroeconomico del mercato dei cereali incrociando i primi dati provenienti dalle istituzioni europee e mondiali. L’Europa perderà circa 3 milioni di tonnellate di prodotto, con cali evidenti in alcuni tra i Paesi più importanti per la produzione di grano tenero (Ungheria -11%, Romania -20%, Bulgaria -11%).

La produzione di grano in Ucraina, teatro della guerra da ormai 4 mesi, è prevista in calo del 35% rispetto allo scorso anno, mentre la Russia dovrebbe passare da 75 a 81 milioni di tonnellate prodotte (+8%).

Allargando lo sguardo agli altri Paesi del mondo, in base ai dati USDA, ci sarà una ripresa nella produzione di grano duro in Canada, ma dopo la disastrosa campagna dello scorso anno si resta molto lontani dalle quantità tradizionali, leggermente in rialzo anche gli Stati Uniti (+6%).

In calo l’India (da 110 a 106 milioni di tonnellate), l’Australia (da 36 a 30 milioni di tonnellate) e l’Argentina che perderà quasi 2 milioni di tonnellate di grano rispetto allo scorso anno.

In questo scenario, che resta comunque incerto tra siccità, guerra e “fattore Cina” che potrebbe - come lo scorso anno - fare incetta di cereali, secondo le previsioni in tutto il mondo, e in Europa in particolare, gli stock si manterranno molto bassi e i prezzi dei prodotti agricoli sono destinati a restare in linea con le medie del periodo con tendenze al rialzo.

 

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