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06 maggio 2022
Settore avicolo, impennata dei costi di produzione

Gli acquisti di uova, dopo un quinquennio molto positivo con una crescita della spesa di quasi il 20% e un maggiore orientamento dell’offerta verso le tipologie bio e allevate a terra, hanno accusato nel 2021 una battuta d’arresto

Il settore avicolo è tra i più colpiti dall’impennata dei costi di produzione. Incidono i rincari energetici come anche quelli delle materie prime destinate all’alimentazione animale. Secondo l’indice Ismea dei mezzi correnti di produzione, nei primi tre mesi del 2022 sono stati registrati complessivamente aumenti degli input produttivi del +21,1% per la carne avicola e del 50% per le uova.

La razione animale è la voce di costo che pesa di più sui bilanci aziendali (circa il 60% del totale dei costi che gravano sugli allevamenti di polli e galline ovaiole), e che sta registrando gli aumenti più significativi con un +33% nel primo trimestre di quest’anno e un balzo del 40% ad aprile su base annua, a causa delle perduranti tensioni sui listini internazionali di mais, soia orzo. Emerge dalla ricerca Ismea presentata al Fieravicola Poultry Forum.  

Nel dettaglio le carni avicole hanno beneficiato negli ultimi 5 anni di un aumento degli acquisti del 9% in quantità e del 19% in valore, mostrando una dinamica molto più favorevole rispetto al comparto delle carni nel loro complesso e un crescente orientamento verso prodotti a maggior valore aggiunto. Nel primo trimestre dell’anno, in risposta all’evidente incremento dei prezzi medi (+15% rispetto al 2021, +19% rispetto al 2019), la domanda al consumo ha mostrato i primi segnali di cedimento, riallenandosi ai volumi pre-pandemia, in presenza di una spesa più alta del 4% rispetto ai primi tre mesi del 2021.

Gli acquisti di uova, dopo un quinquennio molto positivo con una crescita della spesa di quasi il 20% e un maggiore orientamento dell’offerta e della domanda verso le tipologie bio e allevate a terra, hanno accusato nel 2021 una battuta d’arresto perdendo circa il 10% sia a volume che a valore. Una tendenza che sta proseguendo anche nei primi tre mesi dell’anno in corso ( -9% in volume e -6,8% in valore).

L’importante diminuzione dei consumi del 2021 è in gran parte dovuta al confronto con l’aumento registrato nel 2020 dove in totale lockdown i consumi domestici di uova sono schizzati unitamente alle farine, lieviti, ed altre categorie di preparazioni domestiche. Confrontando i dati del 2021 con il 2019, eliminando il 2020, si scorge addirittura una lieve crescita di volumi (+1,9% ) dovuti ad un volume stabile nella Gdo e ad una crescita nei Discount.

I dati della ricerca Ismea confermano il primato delle carni avicole tra i consumi degli italiani nel 2021 e l’autosufficienza del comparto, con un tasso di approvvigionamento al 108,8%. Ma l'attualità ci impone di guardare al futuro con prudenza e attenzione: l’avicoltura rimane tra i settori più colpiti dalla crescita dei prezzi di produzione nel 2022, con un + 21% , e con rincari dei mangimi arrivati al +40% ad aprile su base annua.

 

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