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21 maggio 2015
Economia e legalità: un rapporto dall’Istituto Tagliacarne

Crescente sfiducia delle imprese nelle pubbliche amministrazioni e sempre maggiori infiltrazioni mafiose al Nord. Sono dati salienti della ricerca dell’Istituto Tagliacarne.

Crescente sfiducia delle imprese nelle pubbliche amministrazioni e sempre maggiori infiltrazioni mafiose al Nord. Sono due dei dati salienti che emergono dalla ricerca dell’Istituto Tagliacarne su economia e legalità.

Spunti per un nuovo apparato legale vincolato al valore economico delle imprese italiane emersi dal rapporto nell’ambito del Focus sulle piccole e medie imprese, l’osservatorio annuale nazionale organizzato dallo Studio LS Lexjus Sinacta in collaborazione con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne (Fondazione di Unioncamere per la promozione della cultura economica), organizzato alla Borsa di Milano. Presenti, a commentare con proprie relazioni gli esiti della ricerca nel settore compiuta dall’Istituto, alcuni importanti relatori, coordinati da Alessandro Plateroti, vicedirettore del Sole 24 ore.

Ad aprire il convegno il saluto scritto del ministro Andrea Orlando, il quale ha annoverato il tema dell’inchiesta come indispensabile chiave di lettura dell’intera attività di riforma della giustizia e ha ribadito che la legalità si afferma con la condivisione, l’informazione e la formazione: non solo con norme e giudici.

Ad avviare gli interventi l’amministratore delegato di Borsa italiana Raffaele Jerusalmi che ha ricordato come 22 miliardi di euro, 113 milioni di euro e 14 per cento media dell’utile - risultato di 275 aziende d’élite, di cui 75 europee e 200 italiane – siano la riprova che la produzione italiana è indispensabile per l’economia europea, ma può essere ancora maggiormente incrementata accettando la sfida dell’internazionalizzazione. Che tutto sia più facile e direttamente proporzionale alla crescita del Paese nel momento in cui la legalità viene rispettata è il parere dei differenti attori del dibattimento, in cui è stato messo in continua correlazione con esempi pratici il valore economico e la legalità.

Paolo Cortese, responsabile osservatori economici dell’Istituto Tagliacarne, ha rammentato come contraffazione e riciclaggio siano tra gli elementi maggiormente salienti dei fenomeni di illegalità che, secondo la ricerca, colpiscono per il 42 per cento Lazio e per il 30 per cento Lombardia, anche se nel Mezzogiorno, Umbria e Liguria permane la massima concentrazione. Una causa di distruzione del vigente mercato degli affari che impedisce gli investimenti e distorce la disponibilità finanziaria. L’indagine, compiuta su 1.500 imprese e su livelli contestuali e strategie diversificate (analizzati in particolare anche gli aspetti sociologici e psicologici caso per caso), ha portato alla percezione di una maggiore sfiducia delle imprese nei  confronti di Stato e pubbliche amministrazioni, dettata anche da una scarsa chiarezza di norme che ha visto il mercato non adeguarsi alle leggi vigenti e la politica proliferare in una posizione di monopolio assoluto senza possibilità di riscatto, il tutto provocando anche una riduzione sulla vigilità concettuale e conseguente accentuamento della crisi. In pratica, secondo i dati emersi, su due aziende in una prevale la corruzione.

Matteo Piantedosi, vice capo della Polizia di Stato, ha ribadito come andrebbero rafforzati i controlli in particolare sulle Istituzioni locali, stabilendo priorità sulle denunce di illegalità riportate, ma ha inoltre ricordato che il valore economico della confisca dei beni illegali quest’anno è arrivato a toccare gli otto miliardi in beni sequestrati.

Per Antonio Calabrò, consigliere incaricato di Assolombarda Legalità e Responsabilità sociale d’impresa,  l’esempio dei 67 provvedimenti nell’ambito dell’Expo per la difesa della legalità ha indotto una triplice preoccupazione, non solo per gli alti livelli di corruzione, ma anche per la complessità delle normative vigenti nelle pubbliche amministrazioni e la preoccupazione di molti imprenditori che in assenza di legalità aumenterebbe di due terzi il fatturato delle imprese.

La Roma di Alfio Marchini, imprenditore e consigliere dell’Assemblea capitolina, è servita come esempio – da Mafia Capitale ai Rom, dalle occupazioni di case comunali senza problemi fiscali al caso degli ombrellari di piazza San Pietro che in giornate piovose guadagnano in nero migliaia di euro – per ribadire l’esigenza di ripristinare un apparato legislativo pubblico più chiaro e al servizio del cittadino e che non lasci soli gli imprenditori di ogni levatura.

Per Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance, il problema fondamentale dell’illegalità riguarda un fenomeno culturale: molti pensano che sia un fattore di successo soprattutto perché non c’è la volontà di seguire un codice degli appalti troppo complicato e al tempo stesso contraddittorio. Come può essere infatti accettabile che si presti la massima attenzione nella scelta del contraente mentre non ci sia più una verifica nel momento della realizzazione di un’opera?

Domenico De Angelis, condirettore generale Banco Popolare, ha ribadito che esiste ancora molta concorrenza sleale, con poca fiducia da parte dell’imprenditore sul tema legalità, ma al tempo stesso sono stati maturati sistemi tecnici organizzativi importanti. A livello bancario per esempio  - e l’immagine delle banche è un tema in questo ambito sempre molto caldo –  c’è stato un netto miglioramento di certi interventi tecnici dove addirittura il cassiere è stato sensibilizzato nel controllare i conti. Non solo: il Pil è passato dallo 0 al 3 per cento grazie alle piccole e medie imprese che sono in crescita.

Per Maurizio Comoli, vicepresidente di Banco Popolare, oltre il 90% delle imprese non supera i 250mila Euro ed è praticamente inutile, ma tristemente attuale, mettere in competizione le piccole e medie imprese con aziende che fatturano milioni di euro: andrebbe a tal proposito modificata la normativa vigente…

Per Mario Peserico della Confcommercio di Milano il 10 per cento delle imprese è minacciata e denuncia il fatto, ma il 90 per cento no.

Il 63 per cento degli imprenditori potrebbe fare di più con regole più chiare ed una formazione etica che dovrebbe partire proprio dalle scuole. La contraffazione, inoltre, tra le cause più acclamate di illegalità, parte proprio dal web e sarebbe opportuno trovare dei metodi per frenare certe vendite on-line su internet.

Unica donna tra i relatori Livia Pomodoro, presidente emerito del Tribunale di Milano, che ha ricordato come alla base del sistema di illegalità ci sia una società oppressa da paure e pregiudizi. Nel bilancio delle responsabilità sociale, solo il 63 per cento delle imprese ha preso contatto con il tribunale della Lombardia e gli uffici milanesi collegati per denunce di illegalità. Neanche il recente Tribunale delle Imprese, creato per una maggiore solidarietà tra Istituzioni e soggetti, interessa le piccole e medie imprese, e questo sicuramente per lentezze burocratiche, ma principalmente per una diffidenza di fondo che porta spesso al facile sistema della scorciatoia.

Infine per Alessandro Maggioni, presidente nazionale di Federabitazione-Confcooperative, bisogna essere più selettivi nella scelta come anche semplificare le procedure nell’agevolazione alle imprese e non solo in relazione alla domanda, ma nel momento della realizzazione di un progetto imprenditoriale.

photo credit to si24.it

AUTORE: Redazione,
CATEGORIE: NotizieSocietà
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