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03 novembre 2017
Le alghe, il cibo del futuro in risposta alla malnutrizione?

Un documento mirato redatto da alcuni scienziati c’è, e propone una interessante soluzione: produrre commercialmente microalghe marine. 

Ricordate il padiglione sul cibo del futuro ad Expo? Quello che vaticinava il prossimo consumo di insetti per ovviare alla mancanza di materia prima e per avere un’alimentazione sostenibile nel futuro. Il passo in avanti è l’impiego delle alghe, cosa che in oriente è già diffusa. La malnutrizione, ce lo dicem l’ultimo rapporto Fao, interessa oltre 800 milioni di persone in tutto il mondo. Ed entro il 2050, queste potranno arrivare a 2/3 miliardi. La sfida è urgente e, al contempo, ardua. Ogni persona richiede non solo la fornitura di abbondanti calorie, ma anche una dieta equilibrata. Che includa sia le proteine, sia le sostanze nutritive essenziali. Secondo gli scienziati le alghe potrebbero risolvere questo problema.

Quali sono i problemi che sorgono a causa dei sistemi di produzione alimentare esistenti? Una chiara denuncia viene rivolta all’attuale dieta occidentale in quanto necessita di grandi quantità di terreno, di acqua e di energia. Pertanto, apporta problemi per l’inquinamento e incide moltissimo sul cambiamento climatico. In tal modo il nostro attuale sistema di produzione alimentare potrà oltrepassare tutti i limiti, dovendo fornire cibo nutriente a una popolazione globale in crescita e ad una crescente domanda pro capite.

Cerchiamo di trovare delle alternative. L’approfondimento della zootecnia punta a incrementare colture e pascoli per carne e mangimi, logicamente a scapito delle foreste. E poiché l’azoto e il fertilizzante fosforoso deve essere utilizzato per le colture di grano di mangimi e non solo, i terreni si degradano e causano la creazione di zone morte biologiche in circa 400 estuari in tutto il mondo.

E’ risaputo che i pesci sono valutati quale importante fonte di acidi grassi omega-3 e aminoacidi essenziali, fornitori questi delle nostre proteine. Ma, il consumo dei pesci provoca alcuni problemi. Alcuni metalli pesanti che si possono concentrare in essi, come anche alcuni prodotti chimici organici tossici presenti nei loro tessuti, possono confluire nel nostro organismo.

Inoltre la pesca può provocare gravi impatti ambientali, fino ad arrivare alla distruzione degli habitat. Cosa proporre in alternativa?

Un documento mirato redatto da alcuni scienziati c’è, e propone una interessante soluzione: produrre commercialmente microalghe marine. Queste costituiscono la principale fonte per mangimi per animali e pesci di allevamento. Attualmente le microalghe sono ricchezze quasi inesplorate. E sistemi acquatici marini e di acque dolci ne sono ricchi. Queste contengono in abbondanza aminoacidi, acidi grassi, vitamine, minerali, antiossidanti, polimeri e carboidrati.

L’alternativa c’è, occorre solo lavorarci. E modificare il nostro palato secondo le esigenze del nostro pianeta. Ne saremo in grado? 

AUTORE: Redazione,
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