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23 novembre 2022
Birra italiana, a rischio la filiera

Costi di produzione in rialzo del 50% a causa dei rincari energetici: paura per un birrificio su due, il settore chiede misure di urgenza

Il comparto della birra viaggia a luci basse. Se il consumo mostra vitalità, a zavorrare il settore sono norme obsolete ma soprattutto i rincari. Lo sostiene l’analisi di Osservatorio Birra, con la presentazione del 6° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. 

Secondo il report, in un anno e mezzo, ossia dal 2021 al primo semestre 2022, i prezzi di materie prime strategiche come mais e malto d’orzo, sono cresciuti rispettivamente dell’80% e del 95%. Sono raddoppiati i costi degli imballaggi e dei materiali, soprattutto il vetro, sono addirittura quadruplicati quelli dell’energia elettrica. 

Tutto questo ha portato per i birrifici, nel 2022 rispetto al 2021, a un’incidenza dei costi di materie prime ed energia sul valore della produzione in aumento del +50%: un aumento del 20%, superiore anche alla marginalità del settore nel 2021 pari al 17,1%.

Secondo l'Osservatorio Birra, le conseguenze per il settore, tra aumento dei costi e riduzione del potere d’acquisto degli italiani, rischiano di intaccare valore e occupazione della filiera ma anche di azzerare il “fenomeno birra”: un boom che in dieci anni ha reso la bevanda al centro della gastronomia e della socialità degli italiani. Un calo del 5% dei ricavi del settore porterebbe a perdite operative per almeno un birrificio su 2, pari al 48% del comparto. 

Rischiano le aziende che, negli ultimi 4 anni, non hanno mai smesso di investire (si parla di 250 milioni di Euro tra impianti e risorse umane) perché al peso dei costi rischia di aggiungersi anche un nuovo aumento delle accise sulla birra che rischia di spingere a terra un comparto che già si mantiene in un equilibrio instabile. 

Sempre secondo lo studio di Osservatorio Birra, la filiera della birra nel 2021 ha generato 9,4 miliardi di Euro di valore condiviso, che corrispondono a mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro pil e al 5% dei fondi previsti dal Pnrr. La birra, poi, non ha portato ricchezza solo a chi la produce, anzi: solo il 2% dei 9,4 miliardi di valore condiviso è trattenuto dai birrifici, il resto viene distribuito ai lavoratori della filiera e allo Stato, visto che ogni Euro di birra venduta ne ha generati 6,4 lungo l’intera filiera: distribuzione e vendita si gestiscono oltre 7,34 miliardi di Euro, mentre le casse dello Stato ricevono un contributo di ben 4,2 miliardi tra iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro. La filiera ha distribuito oltre 2,34 miliardi di salari, dando lavoro a oltre 95 mila famiglie, con un valore di circa 30 occupati per ogni addetto alla produzione.

Tutto questo effetto moltiplicatore del valore vale purtroppo anche al contrario: perché, se entrano in crisi i produttori ne risente tutta la filiera. Il fuori casa, soprattutto, e cioè i ristoranti, le pizzerie, i pub e i bar, dove la birra fa la parte del leone da tempo. Lo confermano gli stessi gestori e proprietari dei locali italiani: secondo l'Osservatorio, il 64,5% dei locali la birra oggi rappresenta più del 25% del business, e nelle previsioni a cinque anni la quota di chi dipenderà per metà degli incassi dalla birra passerà dall’attuale 16,7% al previsto 30,2%.

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