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02 luglio 2020
Carne, gli italiani preferiscono quella bianca

Pollame ancora in cima alle preferenze e uova che fanno un balzo decisivo in avanti, rendendo il Paese autosufficiente

Il mercato delle carni non regala grandi sorprese. Quelle avicole si confermano le più consumate nelle case italiane (35%), seguite dalle carni bovine (33%) e suine (20%).

Non solo ma nel primo trimestre 2020 forte crescita nei consumi nella GDO di carni bianche (+8,9%) e di uova (+14,1% il prodotto più acquistato durante il lockdown) mentre rimane forte l’incertezza legata alla crisi Covid sulla filiera avicola a causa della chiusura di interi canali di vendita, a partire dall’Horeca. E mentre in Europa e negli USA esplode la crisi dei focolai Covid nei macelli, l’Italia registra una situazione profondamente diversa.

Quanto sta accadendo all’estero non rispecchia in alcun modo la realtà italiana e delle aziende della filiera avicola. A fare il punto sul settore è Unaitalia, l’Associazione che rappresenta la quasi totalità della produzione avicola nazionale, durante l’annuale assemblea dei soci in corso a Bologna. Secondo i dati diffusi dall’Associazione, crescono nel 2019 la produzione di carni bianche (pari a 1.324.000 tonnellate +0,8% sul 2018) e l’export (184.300 tonnellate, +4,2%) mentre rimane stabile il fatturato, pari a 4,5 miliardi. Le carni avicole crescono nei consumi (20,45 kg pro-capite +0,2% sul 2018), grazie a una filiera 100% made in Italy, sempre più apprezzata dagli italiani, ma anche di un rinnovato slancio dell’export, in linea con quello della carne avicola in Ue (+5%). Nell’ultimo anno il pollo italiano, infatti, ha acquistato in competitività, grazie soprattutto alle performance sui mercati Ue come Germania, che assorbe oltre il 40% dell’export avicolo italiano, Grecia (13%) e Francia (7%). Sul fronte delle uova, nel 2019 l’Italia ha prodotto 12 miliardi 258 milioni di uova (+0,04% rispetto al 2018) e il fatturato complessivo del comparto nel 2019 si è attestato sui 2,5 miliardi di euro.

Le sfide per il 2020 saranno difendere questa conquista e anche tenerci stretto il primato di autosufficienza di questo settore (107%), che è tra i pochi non costretti a importare dall’estero. La filiera durante la pandemia ha dimostrato grande capacità organizzativa, continuando a produrre in sicurezza, proteggendo i propri dipendenti e assicurando continuità negli approvvigionamenti.

 

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