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27 luglio 2015
Vino, commercio mondiale rallentato

La Cina sembra invece essersi ripresa dal calo registrato nel 2014 mentre va a picco il mercato russo a causa dell'embargo. Ci rimettono soprattutto Italia e Francia, va meglio all'Australia. 

Andamento lento per il commercio mondiale di vino nei primi mesi dell’anno in corso. Dal report di Nomisma si evidenzia come la Cina abbia ritrovato il proprio desiderio enologico. I flussi di importazione - dopo un deludente 2014 - sembrano infatti essersi ripresi in maniera convinta (+51% in valore, +38% in volume rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), mentre le ombre,  invece, vengono tutte dalla Russia che, all'opposto, vede crollare gli acquisti di vino dall'estero di oltre il 35% in valore e del 25% nelle quantità. Questo è il frutto dell’embargo. In un mercato in cui le importazioni di vino sono cresciute del 122% in appena cinque anni (tra il 2009 e il 2014), il sogno riposto dagli esportatori di vino di tutto il mondo rischia letteralmente di svanire. Anche per i vini italiani il calo in Russia e' stato notevole e analogo alla media: guardando ai soli vini confezionati, l'import in valore dall'Italia e' calato del 36%. E non va certamente meglio ai competitors. 

La Francia ha subito una riduzione del 45%, rendendo chiaro come la crisi abbia colpito per primi i vini posizionati su livelli di prezzo mediamente alto. Anche Nuova Zelanda, Australia, Brasile stanno vivendo - seppur in modo meno traumatico e repentino – un momento complicato. In questi casi e in particolare per Nuova Zelanda e Australia, due dei principali esportatori di vino a livello mondiale, la riduzione del potere di acquisto della propria moneta non può che favorire la competitività dei propri vini, rendendo così più difficile la vita dei produttori italiani ed europei. 

Al contrario della Russia, l'altro grande mercato emergente per antonomasia e cioè la Cina, sembra invece essersi ripreso dal calo registrato nel 2014. I primi cinque mesi del 2015 mostrano una crescita del valore dell'import di vino pari ad oltre il 50%, trainato soprattutto dai vini fermi e dagli sfusi. In questo caso e' l'Australia a fare la parte del leone (+134%), mentre i vini italiani si devono accontentare di un +18%. Tengono gli Stati Uniti (+23%), mentre per l'Italia continua la corsa del prosecco in Gran Bretagna e Nord America, rallentano i vini fermi imbottigliati mentre cala lo sfuso (che vede la Spagna invece ancora in crescita in questo settore). 

AUTORE: Redazione,
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