Il mese di gennaio è partito con un +0,6% di crescita a valore su gennaio 2025, in linea con l’inflazione del +0,4% su base mensile. Un aiuto insperato, gradito soprattutto dal settore abbigliamento-accessori, è giunto dai saldi, partiti bene al +6%, salvo poi ridurre la propria spinta propulsiva dettata dall’euforia del momento.
L’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala evidenzia che l’indicatore dei consumi è di fatto in stallo e che le attuali condizioni geopolitiche di incertezza internazionale, con la nube di nuovi dazi all’orizzonte, segnalano una stabilizzazione ancora fragile.

Vari settori merceologici
Nei diversi settori merceologici, appare chiara la flessione del settore abbigliamento-accessori a -0,3%, frutto di una situazione saldi che di fatto, a parte la fiammata iniziale, si è poi consumata in fretta. In campo negativo anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi), che con un -1,7% prolunga la scia negativa che ha caratterizzato il settore per quasi tutto il 2025. I consumatori privilegiano gli acquisti di beni di prima necessità e rimandano quelli superflui e voluttuari, con l’occhio sempre vigile al rapporto qualità-prezzo.
Ristorazione, andamento diverso
L’unico comparto che fa segnare una nota positiva è la ristorazione, che in gennaio registra un interessante +3,9%, risultato di una normalizzazione complessa, in cui i consumatori privilegiano il consumo veloce, il food delivery. Tra i format che stanno guadagnando terreno c’è il fast casual dining, che fonde l’alta qualità del fine dining con la rapidità del fast food. Questo segmento risponde alla domanda di consumatori che vogliono cibo di buona qualità senza tempi lunghi di attesa e senza compromessi sul servizio.
Nei canali di vendita si registra la tenuta sia dei centri commerciali che chiudono a +1,3% sia dei negozi di prossimità a +1,7%. Questi ultimi consolidano una tendenza andata sempre più rafforzandosi nel post-covid, che privilegia il negozio vicino a casa e riduce i tempi di percorrenza. Si prolunga, di contro, la debolezza delle high street e dei punti vendita situati nei centri storici delle città che chiudono a -2,4%.
Nelle regioni, Basilicata in testa a +4,3%, Calabria fanalino di coda a -3,9%. Nelle città capoluogo di provincia Napoli a +5,9%, Trapani a -5,5%.











