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Focus on Vino di Sace, Italia leader mondiale nella produzione

Superate Francia e Spagna, ma c’è debolezza sistemica

Aprile 10, 2026
in Made in Italy, Tendenze e Società
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L’Italia è il primo produttore mondiale di vino, avendo realizzato 47,3 milioni di ettolitri nel 2025. Alle nostra spalle, Francia e Spagna (rispettivamente 35,9 e 29,4 milioni di ettolitri), seguono poi Stati Uniti, Australia e Argentina. Lo afferma il “Focus ON – Vino” di Sace publicato ieri, in cui si sottolinea che l’intera Europa produce del 60% del totale mondiale, con una crescita del 2% rispetto allo scorso anno. Il dato, tuttavia, nasconde una debolezza: la produzione è dell’8% inferiore alla media quinquennale, e segna il secondo livello più basso dall’inizio del XXI secolo.

Vino motore di ottimi affari nel mondo

I dati, la produzione dell’Italia

La crescita nostrana è stata disomogenea a livello geografico, con il traino delle regioni meridionali (+19%) e incrementi moderati in quelle settentrionali, controbilanciati dal lieve calo (-3%) del Centro, imputabile per lo più alla minore produzione toscana.

Il mercato globale del vino è stimato avere un valore di circa $360 miliardi nel 2025 che dovrebbe diventare circa $370 miliardi a fine anno, per poi espandersi ulteriormente fino a $440 miliardi entro il 2031, con un tasso di crescita medio annuo (CAGR) del 3,37%.

Dove si vende di più

Le vendite estere rappresentano un pilastro del settore, con una presenza consolidata nei principali mercati globali. Francia, Italia e Spagna sono i maggiori esportatori di vino in valore. Parigi rimane il più importante esportatore mondiale, rappresentando quasi un terzo di tutte le vendite estere grazie anche a un prezzo delle bottiglie d’oltralpe mediamente più alto rispetto alle altre, l’Italia a sua volta rafforza la sua quota di mercato (cresciuta dal 20,1% del 2020 all’attuale 22%) e Madrid chiude il podio poco sotto il 10%. Il panorama degli altri esportatori è più vario, con molte aree geografiche che rappresentano ciascuna tra il 3% e il 5% del totale.

Il calo dei grandi rossi

Un prodotto alimentare italiano su cinque che varca i confini nazionali è vino. Il 2025, tuttavia, non è stata una “buona annata” per il comparto: l’export di vini, infatti, si ècontratto del 3,7% raggiungendo i 7,8 miliardi di euro.

A pesare maggiormente è stato il calo dei vini rossi e rosé fermi (-5,4%) che pesano per circa il 40%, ma nessuna tipologia è stata esente dal segno negativo: il comparto degli spumanti si è contratto del 2,5%, quello dei vini bianchi fermi dell’1,5%, quello dei vini frizzanti del 3,5%, mentre il restante comparto, costituito da mosti, vini liquorosi e altro, del 12,5%. Tale dinamica è il risultato anche della scelta dei consumatori: il consumo di vino negli ultimi due anni, infatti, è diminuito in media dello 0,7%. Notizie positive arrivano dai consumi futuri di vino, attesi crescere in media dello 0,7% nei prossimi tre anni.

Dove va l’export made in Italy

Stati Uniti, Germania e Regno Unito, primi tre mercati di destinazione, rappresentano quasi il 50% dell’export italiano di vini, con Washington che ne costituisce il principale e, di conseguenza, a determinare la contrazione dell’anno appena chiuso. Seguono Canada, Svizzera e Francia, che insieme rappresentano circa il 15% delle vendite oltre confine di vini italiani, pur mostrando dinamiche differenti: se Ottawa e Berna hanno ridotto la domanda di vino italiano (-5,9% per un valore di € 421 milioni, la prima e -4,2% per € 393 milioni la seconda), Parigi l’ha invece aumentata (+3,6%) raggiungendo € 310 milioni.

Molto positiva la dinamica per le nostre vendite nell’Europa dell’Est (Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria) e nelle vicine Croazia e Slovenia, così come in Brasile e Vietnam dove ancora i valori sono relativamente più contenuti ma in crescita.

Vino italiano, il segreto del successo

Il successo del vino italiano è legato anche alla capacità di valorizzare il territorio e le tradizioni produttive. Capofila territoriale è il Veneto che con € 2,9 miliardi si conferma saldamente al vertice delle regioni italiane, più che raddoppiando il valore esportato dalla Toscana e dal Piemonte che la seguono con € 1,2 miliardi.  Tutte e tre le regioni, così come anche Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, hanno riportato delle performance negative, mentre cresce la domanda di vini lombardi, pugliesi e friulani.

Le denominazioni

Uno dei principali punti di forza del settore vinicolo italiano è l’elevata qualità media dei prodotti. Questo consente alle imprese di competere nei segmenti premium, che mostrano maggiore resilienza e migliori margini. L’Italia occupa una posizione di leadership nel settore vitivinicolo grazie alla combinazione di quantità, qualità e varietà produttiva.

Italia leader mondiale

Il sistema delle denominazioni di origine costituisce un elemento distintivo fondamentale, contribuendo a rafforzare la reputazione internazionale dei prodotti italiani: nel 2026 sono 79 le certificazioni DOCG, sparse su tutte le regioni italiane. E proprio il contrassegno di Stato, simbolo della certificazione di qualità, si è evoluto coi tempi e con la digitalizzazione: nato come strumento di garanzia e controllo della produzione per certificare autenticità e tracciabilità dei prodotti, si è ampliato andando a integrare nuove tecnologie come ad esempio il QR code che permette di conoscere “dalla A alla Z” il prodotto, raccontandone la sua origine e la filiera produttiva, attraverso informazioni validate dell’ente certificatore.

Le prospettive del mercato

Le prospettive di crescita sono legate soprattutto alla capacità di intercettare nuove tendenze di consumo, tra cui la domanda di prodotti sostenibili, biologici e legati all’esperienza del territorio. I consumi di vino stanno cambiando in modo significativo a livello globale. Nei Paesi tradizionalmente consumatori si registra una riduzione del consumo pro-capite, mentre cresce l’interesse nei mercati emergenti. Si afferma inoltre una tendenza alla “premiumizzazione”: i consumatori bevono meno ma scelgono prodotti di qualità superiore. Parallelamente, cresce l’interesse per vini a basso contenuto alcolico o analcolici, in linea con una maggiore attenzione alla salute.

Il settore vitivinicolo deve affrontare numerose criticità. Tra queste, l’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti come di altri prodotti necessari alla filiera (ad esempio il vetro) rappresenta una delle principali sfide per le imprese, a cui si aggiungono le incognite legate alle tariffe dei mercati di destinazione, su tutti quello americano. I cambiamenti climatici incidono, inoltre, in modo crescente sulla produzione, rendendo più difficile la pianificazione e aumentando i rischi.

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