In uno scenario complesso come quello attuale, sospeso tra crisi intrenazionali e consumi molto altalenanti, il biologico e il biodinamico possono rappresentare una visione strategica importante per il futuro della vitivinicoltura italiana. Può essere il baricentro di un nuovo modello, in grado di tutelare i territori, favorire il turismo enologico e valorizzare le piccole e medie aziende che costituiscono un motore essenziale per la rigenerazione delle aree rurali e interne, dove contribuiscono a costruire economie locali e reti sociali vitali.

Il Bio a Vinitaly
Nell’ambito della 58ª edizione di Vinitaly, in corso a Verona Fiera, FederBio ha rilanciato strategie e opportunità per lo sviluppo del vino biologico e biodinamico.
La vitivinicoltura biologica rappresenta una delle espressioni più avanzate della transizione agroecologica, grazie alla sua capacità di tutelare la biodiversità, la fertilità del suolo e gli ecosistemi, coniugando qualità, sostenibilità e valorizzazione dell’identità territoriale.
In uno scenario sfidante per il comparto, il vino biologico si distingue come area dinamica, sostenuta dall’attenzione crescente alla sostenibilità e da una maggiore resilienza alle sfide climatiche. Secondo i dati di Wine Monitor, l’osservatorio Nomisma, nel 2025 dopo una fase iniziale di flessione le vendite in Italia delle etichette biologiche sono tornate a crescere.
I vini bio e biodinamici sono protagonisti di Vinitaly Bio 2026, lo spazio dedicato al biologico certificato all’interno dell’Organic Hall – Padiglione C, valorizzati da appuntamenti che raccontano le storie dietro le etichette e l’evoluzione del vino sostenibile.












