I dati del Centro Studi Federacma, elaborati su fonti stampa e quindi potenzialmente sottostimati, individuano nel quadriennio 2023-2026, con il dato di quest’anno aggiornato al 30 settembre, una media di 132 decessi agricoli l’anno, dei quali circa 97 per ribaltamento o schiacciamento.
I dati del fenomeno
Sono i numeri impietosi e drammatici presentati al CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – da Federacma, la Federazione delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, in occasione di un convegno sul tema.

È stata occasione per rilanciare un piano strutturale per la sicurezza, basato su 350 milioni di euro in cinque anni per la rottamazione dei mezzi più obsoleti e 25 milioni l’anno per l’ammodernamento di quelli ancora recuperabili.
Perché la sicurezza nei campi
È indispensabile rendere la sicurezza accessibile anche alle imprese più piccole e a quelle delle aree interne, puntando su rinnovo e adeguamento del parco macchine, formazione e responsabilità chiare lungo la filiera. “La sicurezza nei campi riguarda vite umane”, le parole di Mario Serpillo, leader dell’Uci, che al tempo stesso sottolinea “la necessità di una strategia che tenga insieme prevenzione, rinnovo dei mezzi, controlli, formazione e sostenibilità economica per le imprese”.
Il parco mezzi agricolo
In Italia circolano 2,15 milioni di trattori, dei quali circa 1,2 milioni privi di cinture di sicurezza integrate e 670 mila senza sistemi antiribaltamento. A fronte di circa 20 mila nuove immatricolazioni l’anno, vengono eliminati definitivamente dal parco circolante appena 500-1.000 mezzi. Da qui la proposta: Federacma chiede 70 milioni l’anno dal 2027 al 2031 per la rottamazione, e 25 milioni l’anno per cinque anni per l’adeguamento dei mezzi recuperabili.
Il ruolo delle officine
Ma la filiera non sarebbe completa senza il cruciale ruolo delle officine. La strategia ne prevede una rete qualificata; oltre 300 tecnici di circa 200 aziende sono già stati formati nell’ambito delle precedenti collaborazioni con INAIL e l’obiettivo indicato è arrivare ad almeno 500 officine qualificate.

E’ auspicabile rendere realmente operativo il sistema delle revisioni attraverso il completamento del quadro attuativo, un periodo tecnico per preparare officine e ispettori, la qualificazione del personale e un tavolo permanente di coordinamento tra MASAF, Ministero del Lavoro, MIT, INAIL e ISMEA, evitando che la revisione si trasformi in un mero adempimento burocratico.











