Fare la spesa continua a pesare in misura crescente sui bilanci delle famiglie italiane. Tra il 2021 e il 2026 il costo del carrello alimentare è aumentato del 29,5%, una crescita sensibilmente superiore all’inflazione generale registrata nello stesso periodo, pari a circa il 21%.
A incidere maggiormente sono proprio alcuni dei prodotti di più largo consumo: caffè, olio extravergine di oliva, ortaggi, frutta e numerosi generi alimentari di base. Un andamento che determina conseguenze concrete sul potere d’acquisto delle famiglie e che, allo stesso tempo, riflette le crescenti difficoltà affrontate dalle imprese agricole e dagli operatori della filiera agroalimentare.

Caffè, olio e ortaggi tra i prodotti con i maggiori rincari
Secondo un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore su un paniere di prodotti di larghissimo consumo, il caffè registra uno degli aumenti più significativi, con un incremento del 51% rispetto al 2021. Segue l’olio extravergine di oliva, con un rincaro del 47%.
Molto rilevante anche l’aumento dei prezzi degli ortaggi: per i pomodori la crescita raggiunge il 45%, per le patate il 44% e per le melanzane il 41%.
In termini esemplificativi, un paniere che nel 2021 costava 100 euro oggi richiede una spesa pari a circa 129,50 euro. Un incremento sostanzialmente in linea con l’inflazione alimentare rilevata dall’Istat nello stesso arco temporale, attestata intorno al 30%, ma significativamente superiore all’andamento generale dei prezzi.
Anche la frutta registra rincari importanti. Le rilevazioni Istat indicano un aumento complessivo prossimo al 28,6%, con variazioni particolarmente marcate per alcuni prodotti: fragole, limoni e arance risultano tra quelli maggiormente interessati dagli aumenti.
Energia, materie prime e clima: una pressione che attraversa tutta la filiera
Le cause dell’incremento dei prezzi sono molteplici e non possono essere ricondotte a un solo fattore.
Gli effetti della forte spinta inflazionistica iniziata dopo la pandemia continuano a riflettersi sui costi di produzione, insieme alle tensioni geopolitiche internazionali, all’andamento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, all’aumento dei fertilizzanti e delle materie prime e alle difficoltà che interessano il commercio mondiale.
A questi elementi si aggiunge l’impatto sempre più evidente delle anomalie climatiche sulle produzioni agricole. Siccità prolungate, temperature elevate, gelate fuori stagione, precipitazioni estreme e fenomeni meteorologici sempre più intensi incidono sulle rese produttive e aumentano i costi sostenuti dalle aziende.
Il caro alimentare si inserisce, peraltro, in un quadro già complesso per le famiglie, sul quale incidono fortemente anche le spese per abitazione, acqua, energia elettrica e gas, cresciute in misura significativa negli ultimi anni.
Serpillo: «Il problema centrale è la perdita di potere d’acquisto. Ma gli agricoltori non sono i responsabili dei rincari»
Sul tema interviene il Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo, che richiama l’attenzione sulla necessità di leggere il fenomeno nella sua complessità, evitando di contrapporre consumatori e produttori.
«Il primo problema – sottolinea Serpillo – è rappresentato dal livello dei salari reali, cioè dalla quantità di beni e servizi che le famiglie riescono concretamente ad acquistare attraverso il proprio reddito. Il potere d’acquisto non ha ancora recuperato pienamente quanto perso negli ultimi anni e, quando aumentano contemporaneamente alimentari, energia, carburanti e abitazione, gli effetti sui bilanci familiari diventano inevitabilmente pesanti».
Per il Presidente dell’UCI, tuttavia, è altrettanto importante individuare correttamente le responsabilità all’interno della filiera.
«Occorre sgombrare il campo da una rappresentazione che rischia di essere profondamente ingiusta: i produttori agricoli non sono gli artefici dell’aumento del costo del cibo. Al contrario, molto spesso ne sono le prime vittime. Oggi produrre significa sostenere costi sensibilmente più elevati per energia, carburanti, fertilizzanti, mezzi tecnici, trasporti e manodopera, mentre non sempre l’aumento del prezzo pagato dal consumatore si traduce in una maggiore remunerazione per chi quel prodotto lo ha coltivato o allevato».

Serpillo richiama quindi l’attenzione sulle dinamiche della formazione dei prezzi: «È lungo l’intera filiera che occorre verificare come si forma il prezzo finale e contrastare con determinazione eventuali fenomeni speculativi. Difendere il reddito degli agricoltori e tutelare il potere d’acquisto delle famiglie non sono obiettivi contrapposti. Al contrario, sono due esigenze che devono procedere insieme, attraverso filiere più trasparenti, equilibrate ed efficienti».
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le materie prime provenienti dai mercati internazionali.
«Prodotti come caffè e cacao – prosegue Serpillo – risentono fortemente delle condizioni climatiche nelle principali aree di produzione mondiali. Siccità, riduzione dei raccolti e minore disponibilità dell’offerta finiscono inevitabilmente per incidere sulle quotazioni internazionali. Ci troviamo quindi davanti a un fenomeno complesso, nel quale si sommano fattori economici, climatici, energetici e geopolitici. Proprio per questo servono risposte strutturali e non semplificazioni».
Sempre più costosi anche frutta, latticini, cereali e carne
I rincari interessano ormai gran parte del comparto alimentare. Ortaggi e legumi hanno registrato una crescita dei prezzi nell’ordine del 34%, mentre la frutta supera complessivamente il 28%.
Anche latte, formaggi e uova risultano più costosi di quasi il 28%; aumenti analoghi interessano zucchero e prodotti dolciari. Cereali, carni e salumi registrano incrementi nell’ordine del 27%, mentre per il pesce la crescita si attesta intorno al 22,5%. Oltre il 30%, infine, l’aumento che interessa alcune bevande analcoliche e l’acqua in bottiglia.
Per l’Unione Coltivatori Italiani, il quadro conferma la necessità di intervenire contemporaneamente sul sostegno al reddito delle famiglie, sulla competitività delle imprese agricole e sulla trasparenza delle filiere.
«L’agricoltura italiana – conclude Mario Serpillo – deve essere messa nelle condizioni di continuare a produrre qualità, sicurezza alimentare e valore sui territori. Proteggere chi produce e proteggere chi acquista sono facce della stessa responsabilità: garantire un sistema agroalimentare più equo e sostenibile, nel quale il prezzo riconosciuto all’agricoltore sia dignitoso e quello sostenuto dal consumatore resti accessibile».











