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11 febbraio 2016
Embargo russo, prove tecniche di agro-diplomazia

L’Italia resta comunque il quarto partner commerciale della Russia dopo la Cina, i Paesi Bassi e Germania, in base ai dati del Cremlino. A partire dal 2014 il calo tendenziale. 

Dopo un anno e mezzo dall’embargo russo sui prodotti europei, è arrivato a Mosca il ministro delle Politiche agricole Martina, con un messaggio di rilancio dei rapporti: “l’agroalimentare è una buona via per un salto di qualità nelle relazioni, e comunque uno spazio di partnership formidabile tra i nostri due Paesi”.

Il Ministro ha visitato ProdExpo, esposizione fieristica di settore, che raccoglie migliaia di espositori, ma che vede per l’Italia quest’anno una rappresentanza non foltissima: solo 30 imprese. “Sono venuto a questa fiera come occasione per sviluppare la partnership commerciale con la Federazione russa. Ci sono dei passi in avanti positivi, che ci auguriamo possano portare a novità utili. L’agroalimentare italiano ha sofferto in questi ultimi periodi dell’effetto dell’embargo russo, ma d’altra parte, vediamo quanta domanda di agroalimentare c’è”.

Oggi si terrà un importante faccia a faccia con il vice primo ministro Arkadij Dvorkovich alla sede del governo russo, detta Casa Bianca. Dvorkovich già a settembre aveva specificato agli imprenditori italiani che l’embargo russo non verrà cambiato di una virgola, finché restano le sanzioni; aveva inoltre parlato di “piani per l’aumento della produzione agricola russa. Piani convenienti per tutti: per noi ma anche per i nostri amici italiani”. Secondo il vice premier “è il momento più conveniente per investire, perché è cambiata la situazione macroeconomica e in Russia è più vantaggioso produrre”.

L’Italia resta comunque il quarto partner commerciale della Russia dopo la Cina, i Paesi Bassi e Germania, in base ai dati del Cremlino. A partire dal 2014 – osservano le fonti russe – negli scambi commerciali si notano tendenze negative: nel 2014 gli scambi sono diminuiti del 10% a 48,4 miliardi di dollari. Nel periodo gennaio-agosto 2015 del 35% a 21,9 miliardi di dollari, secondo Mosca. Anche secondo Martina l’effetto embargo si è sentito: “noi lo abbiamo vissuto, abbiamo avuto un effetto economico negativo che ha impattato su alcune filiere agroalimentari: lattiero-caseario, ortofrutta, carne”. Recuperabili? “Io penso di sì e riscontro il fatto che l’Italia anche qui è riconosciuta come un interlocutore affidabile, come uno degli interlocutori europei più interessanti”. 

Photo credit to notiziedabruzzo.it

AUTORE: Redazione,
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