I trattori di mezza Europa fremono. Ieri si sono ritrovati a Strasburgo davanti al Parlamento europeo. Quelli che protestano non accettano l’accordo Mercosur, sebbene il trattato sia la prima vera reazione europea ai dazi di Trump.
Le caratteristiche dell’accordo
L’intesa (faticosamente) raggiunta con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay fa nascere la più grande area di libero scambio al mondo: 718 milioni di persone e un Pil complessivo di 22.400 miliardi di dollari. Il trattato prevede l’eliminazione graduale delle tariffe su oltre il 90% delle merci scambiate e farà risparmiare 4 miliardi di euro all’anno in dazi doganali alle 60 mila imprese europee coinvolte. L’accordo proteggerà 350 prodotti Ue a indicazione geografica, tra cui 58 italiani, vietando il commercio di prodotti d’imitazione. Ma non dimentichiamo l’obiettivo politico; facilitare l’accesso a materie prime e minerali critici, rame, litio, grafite, nichel e terre rare, riducendo così la dipendenza Ue dalla Cina.

Il valore commerciale dello scambio
Oggi la Ue invia verso il Mercosur macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici, auto, soggetti a dazi compresi tra il 15 e il 35% per un valore complessivo di 55,2 miliardi. E del resto importiamo minerali, idrocarburi e (soprattutto) prodotti agroalimentari per un totale di 56 miliardi. La Ue è il maggior investitore nel Mercosur, con un volume d’affari annuo di circa 390 miliardi di euro, ma ha perso la leadership di primo partner commerciale dell’area: dal 2000 la quota europea nel commercio estero è scesa dal 30% al 16,8%, mentre nello stesso periodo la presenza della Cina è passata dal 5% al 27%. È chiaro quale sia, oggi, il rapporto di forza. Ma chi si è opposto? Tanti stati membri hanno votato a favore, il Belgio si è astenuto mentre Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria hanno votato contro. Sono i Paesi dove il settore agricolo ha maggior peso.
L’Italia che fa?
L’Italia inizialmente si era dichiarata contraria, ma dopo aver ottenuto alcune garanzie a tutela del settore ha cambiato posizione, diventando decisiva. Il governo italiano ha imposto un limite all’import, e la sospensione temporanea della carbon tax (Cbam) sui fertilizzanti a base di ammoniaca, urea e altre sostanze. Ma i produttori che protestano oggi temono l’arrivo massiccio soprattutto di carne bovina, pollame, zucchero, cereali, riso e ortofrutta a basso costo, e la concorrenza sleale.
Carne, caso spinoso
Nel caso della carne bovina già oggi esiste un dazio agevolato del 20% su circa 90 mila tonnellate importate nella Ue. Con il nuovo accordo, i dazi scenderanno al 7,5% su una quantità leggermente maggiore (99 mila tonnellate) scaglionata su 6 anni e che comunque rappresenta appena l’1,6% del consumo totale di carne bovina nella Ue. Le importazioni eccedenti questa soglia saranno invece soggette a tariffe tra il 40 e il 45%. Per il pollame sono previsti zero dazi su 180 mila tonnellate, che rappresentano l’1,4% del consumo europeo. Per ogni tonnellata di petto di pollo in più bisognerà aggiungere un dazio di 1.024 euro (Fonte: Assoavi).
Dazio zero anche su 190mila tonnellate di zucchero (1,2% del consumo Ue), 45mila tonnellate di miele e 60mila tonnellate di riso. Non ci sono quote invece per l’ortofrutta perché essendo prodotti deperibili legati alla stagionalità, avrebbero poco impatto.
L’accordo statuisce anche clausole di salvaguardia: nel momento in cui le importazioni di un determinato prodotto dovessero aumentare oltre il 5% o i prezzi dovessero subire una riduzione superiore al 5%, la Commissione europea potrà sospendere le agevolazioni tariffarie o limitare l’ingresso delle merci. Il meccanismo potrebbe generare perturbazioni di mercato. Per tale ragione la Commissione ha anticipato sul prossimo bilancio dell’Unione (2028‑2034) la somma di 45 miliardi di euro, da usare come sussidi per gli agricoltori attraverso la Politica agricola comune (Pac).
La questione fitofarmaci, antibiotici e ormoni
Gli agricoltori sollevano anche il tema della concorrenza sleale. I nostri standard sanitari e le regole di produzione incidono sui costi e, di conseguenza, sui prezzi degli alimenti immessi sul mercato, penalizzando i produttori europei. Nei Paesi del Mercosur, invece, gli standard sono spesso più bassi.
Preoccupazione anche per fitofarmaci, antibiotici e ormoni. La Ue ha da tempo avviato una politica di riduzione dei pesticidi e vieta l’uso di antibiotici a scopo di crescita e di ormoni steroidei negli allevamenti. L’elenco comprende l’erbicida amicarbazone mai autorizzato in Europa, il fungicida clorotalonil vietato dal 2019 e l’insetticida Novaluron escluso dal 2012.
Questione ancora più delicata riguarda gli ormoni della crescita. Nell’ottobre 2024 un audit ufficiale della Commissione europea sul sistema di controlli brasiliano ha concluso che non è possibile garantire con certezza che la carne bovina esportata verso la Ue non sia stata trattata con ormoni vietati, in particolare con l’estradiolo-17β. Il tema è complesso e l’elemento fiducia gioca un ruolo determinante.
Trasparenza e controlli
L’accordo, però, specifica che tutto quello che entra dal Sud America deve essere conforme alle norme Ue, e dunque si applicheranno due vincoli:
1) il principio di precauzione ovvero un alimento può essere immesso sul mercato solo se non presenta rischi per la salute;
2) l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine per ortofrutta, miele, uova, carne bovina, suina, ovina, caprina e pollame. Una trasparenza che consente ai consumatori di scegliere consapevolmente se acquistare o meno una bistecca argentina o il miele brasiliano.

Tutto pacifico, dunque? Ovviamente no. Se la carne (ad esclusione di quella bovina) viene poi lavorata, le cose cambiano, eccome. Se il petto di pollo importato viene poi panato o trasformato in crocchette in Italia, sull’etichetta troveremo scritto un rassicurante: «prodotto in Italia». Comunque, molto si giocherà sui controlli doganali, e la Commissione ha annunciato un pacchetto di misure per aumentare del 33% le ispezioni sulle merci in entrata.
La portata politica dell’accordo
Al momento, la Commissione stima che il trattato con il Mercosur porterà a un aumento delle esportazioni europee del 39% e a un incremento complessivo del Pil pari a 77,6 miliardi di euro entro il 2040. Purtroppo, la Ue, non avendo materie prime, è orientata all’export, e se tutti mettono dazi si crea un regime di economia stagnante dove gli Stati incassano meno. Inoltre, la nuova alleanza strategica tra due aree del mondo che cercano di sfuggire alla crescente pressione geopolitica e commerciale da parte di Trump, potrebbe andare oltre il piano economico.
“Non esistono accordi senza compromessi, e l’apertura impone vincoli di lungo periodo che limitano la capacità europea di sostenere standard elevati. Mi sembra un male necessario, data la situazione geopolitica attuale, con un’Europa immobile e stretta tra Trump e Putin, con la Cina che guarda alla nostra latitudine con molto interesse”, il commento di Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, che conclude:” siamo vittime delle circostanze. L’impatto dell’accordo sarà presumibilmente significativo, per la salute dei consumatori, per la nostra sicurezza alimentare e per il conto economico delle piccole e medie aziende agricole europee. Temo un aumento di epizozie e fitopatie derivanti da agenti alloctoni, e nutro timori anche per la tutela della nostra biodiversità”.
La parola ora spetta al Parlamento europeo, chiamato a decidere in via ultimativa per chiudere una vicenda di cui si è iniziato a parlare nel lontano 1999.











