Le organizzazioni di produttori ortofrutticoli stanno perdendo capacità aggregativa e peso economico sul mercato. È questa la principale conclusione contenuta nella nuova relazione della Corte dei conti europea, che ha analizzato l’efficacia delle politiche dell’Unione europea destinate a rafforzare la competitività del settore.
Secondo gli auditor europei, gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’UE hanno contribuito a migliorare strutture, tecnologie e processi produttivi, ma non sono stati sufficienti a risolvere alcune criticità strutturali: un sostegno nazionale troppo disomogeneo, una normativa europea complessa e una persistente difficoltà delle organizzazioni di produttori nel confrontarsi con il potere economico della grande distribuzione.

Organizzazioni di produttori in difficoltà: adesioni diminuite del 39%
Le organizzazioni di produttori nascono con un obiettivo preciso: consentire agli agricoltori di unire le proprie forze per affrontare un mercato sempre più competitivo. Attraverso la vendita aggregata, gli investimenti comuni in infrastrutture e tecnologie, il miglioramento della qualità e una maggiore capacità negoziale, queste strutture dovrebbero rappresentare uno strumento fondamentale per riequilibrare i rapporti lungo la filiera.
Tuttavia, i dati evidenziati dalla Corte dei conti europea mostrano una tendenza preoccupante: tra il 2012 e il 2023 il numero degli agricoltori aderenti alle organizzazioni di produttori ortofrutticoli è diminuito del 39%.
Una contrazione significativa, che arriva in una fase particolarmente complessa per il settore, caratterizzata dall’aumento dei costi energetici, dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, dalla maggiore pressione competitiva sui prezzi e dall’evoluzione delle abitudini dei consumatori.
“Se le organizzazioni di produttori devono aiutare gli agricoltori a tenere testa alla grande distribuzione e garantire ai consumatori un’ampia varietà di prodotti ortofrutticoli europei – ha dichiarato Keit Pentus-Rosimannus, membro estone della Corte dei conti europea responsabile dell’audit – le norme devono essere più semplici, il sostegno nazionale più omogeneo e l’adesione più attraente”.
Un miliardo di euro di fondi europei, ma il divario con la Gdo resta
Nel solo 2023 le organizzazioni di produttori del comparto ortofrutticolo hanno beneficiato di circa 1,06 miliardi di euro di finanziamenti europei.
Le risorse sono state utilizzate per numerosi interventi: rinnovo delle attrezzature, automazione dei processi produttivi, risparmio idrico ed energetico, certificazioni di qualità, miglioramento degli imballaggi e della logistica, oltre allo sviluppo di marchi capaci di valorizzare l’origine e la qualità delle produzioni.
Il sistema di sostegno europeo, inoltre, collega gli aiuti al valore della produzione commercializzata, incentivando le organizzazioni a incrementare il proprio volume d’affari e a programmare meglio l’offerta in relazione alla domanda del mercato.
Nonostante questi strumenti, però, il rapporto evidenzia come le organizzazioni di produttori continuino a trovarsi in una posizione di debolezza rispetto alla grande distribuzione organizzata.
Nella maggior parte degli Stati membri, infatti, tali realtà non hanno raggiunto dimensioni economiche sufficienti per negoziare condizioni più equilibrate con gli operatori della distribuzione. Secondo la Corte dei conti, Belgio e Paesi Bassi rappresentano le principali eccezioni, con organizzazioni caratterizzate da un peso economico particolarmente rilevante.
Un’Europa a diverse velocità
Uno degli elementi più critici emersi dall’analisi riguarda la forte frammentazione delle politiche nazionali.
Gli auditor hanno rilevato profonde differenze tra gli Stati membri: alcuni Paesi non registrano alcuna organizzazione di produttori riconosciuta, mentre in altri la quota di produzione ortofrutticola commercializzata attraverso tali strutture varia dallo 0,8% della Slovenia fino all’86% della Danimarca.
Differenze che derivano in parte da ragioni storiche e culturali, ma anche dalle diverse scelte adottate dai governi nazionali. Alcune amministrazioni hanno sviluppato sistemi di accompagnamento e finanziamento molto articolati, mentre altre hanno introdotto criteri più restrittivi o garantito minori forme di sostegno.
Una situazione che rischia di creare condizioni non uniformi all’interno del mercato unico europeo e, secondo la Corte, può scoraggiare gli agricoltori dall’aderire alle organizzazioni o dall’utilizzare pienamente gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Unione.
La richiesta di una nuova strategia europea per la filiera
Nel rapporto, la Corte dei conti europea sottolinea anche il ruolo della Commissione europea, ritenendo che, pur avendo individuato alcune delle problematiche esistenti, non abbia adottato misure sufficientemente incisive per favorire un’applicazione più uniforme delle regole e un maggiore coordinamento tra gli Stati membri.
La questione assume un rilievo strategico per l’intera filiera agroalimentare: senza una maggiore capacità organizzativa dei produttori, il rischio è che il valore economico generato dal settore continui a concentrarsi nelle fasi successive della catena commerciale.

“Il rapporto non ci sorprende affatto – ha dichiarato Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani –. La grande distribuzione può contare su mezzi infinitamente più consistenti e su una logistica molto più strutturata. Questo squilibrio finisce per allungare la filiera, aumentando i costi per il consumatore finale e riducendo la remunerazione di chi produce il cibo”.
Secondo Serpillo, è necessario un cambio di indirizzo nelle politiche europee: “La Commissione deve tornare a mettere al centro i produttori. Senza un rafforzamento delle organizzazioni agricole, il futuro della nostra ortofrutta rischia di diventare sempre più difficile”.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la competitività economica delle imprese agricole, ma la capacità dell’Europa di garantire una filiera più equilibrata, nella quale chi produce possa avere maggiore forza contrattuale e una remunerazione adeguata del proprio lavoro.











