È sempre più frequente imbattersi in scaffali interi di maccheroni di ceci, penne ai lupini, fusilli al farro, linguine di avena, spaghetti alla spirulina e rigatoni di grano saraceno.

Le nuove tendenze nei consumi
È un segno dei tempi, di una base dei consumi che si allarga e di un “patto” tra consumatori e produttori. È evidente che se la richiesta aumenta la produzione si adeguerà. Il risultato è, quindi, questo: anche un alimento iconico come la pasta si è adattata ai gusti e alle esigenze dei consumatori del terzo millennio.
Ma si tratta di uno sforzo apprezzato dagli italiani, come dimostra l’escalation delle vendite di quelle che vengono definite “altre paste”, con un valore al retail che nel 2025 ha toccato i 247 milioni di euro (Fonte: Elaborazioni Unione Italiana Food su dati NielsenIQ) e un consumo a retail di pasta di semola integrale, di farro, di kamut e di legumi che ha raggiunto le 51.432 tonnellate per un valore di 122 milioni di euro.
L’azione dei produttori
Si stima che i pastai investano ogni anno mediamente il 10% del loro fatturato in ricerca e sviluppo, per migliorare la qualità dei prodotti, per un totale del comparto pari a 500 milioni di euro.
La pasta di semola di altri grani si aggira su 7.266 tonnellate per un valore di 27 milioni di euro, mentre la pasta di semola senza glutine è quella che registra una maggiore crescita con 18.041 tonnellate (+5,6% a consumo) ed un valore di 98 milioni di euro (+7,7% a valore), un percorso in ascesa che appare ormai inarrestabile, consolidandosi come uno dei segmenti più dinamici del mondo healthy.











