L’Unione europea ha disposto la sospensione delle importazioni dal Brasile di alcune produzioni di origine animale, tra cui carne, pollame, uova e miele, a seguito delle criticità emerse in relazione al rispetto delle norme europee sull’impiego degli antimicrobici negli allevamenti.
Il provvedimento assume particolare rilievo considerando il ruolo del Brasile nel mercato internazionale delle produzioni zootecniche. Nel 2025 il Paese sudamericano si è confermato infatti tra i principali esportatori di carne bovina verso l’Unione europea e tra i maggiori produttori mondiali del settore.

Le ragioni della decisione europea
Alla base della sospensione vi è la necessità di garantire che i prodotti importati nell’Unione rispettino condizioni equivalenti a quelle previste dalla normativa europea.
Le disposizioni comunitarie vietano l’utilizzo di antimicrobici negli allevamenti con lo scopo di favorire la crescita degli animali o aumentarne la produttività. Sono inoltre previste particolari limitazioni per l’impiego veterinario di alcuni antibiotici considerati essenziali per il trattamento delle infezioni nell’uomo.
L’obiettivo è contrastare il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, legato alla progressiva perdita di efficacia di alcuni farmaci nei confronti di batteri e altri microrganismi.
Il problema ha assunto negli ultimi anni una crescente rilevanza anche sul piano sanitario internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte richiamato l’attenzione sull’aumento delle infezioni resistenti agli antimicrobici e sulle conseguenze che il fenomeno può determinare per la salute pubblica.
Le criticità riscontrate sul Brasile
Le autorità europee hanno rilevato l’assenza di garanzie considerate sufficienti circa la piena conformità delle produzioni brasiliane alle prescrizioni comunitarie in materia di utilizzo degli antibiotici negli allevamenti.
Il Brasile era già stato interessato da una revisione della propria posizione rispetto ai Paesi ritenuti conformi alle condizioni richieste dall’Unione europea. Le conseguenze interessano in particolare le esportazioni di carne bovina e pollame, oltre ad altri prodotti di origine animale come uova e miele.
La vicenda assume inevitabilmente rilevanza anche nel più ampio confronto sull’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur, rispetto al quale una parte significativa del mondo agricolo europeo ha manifestato negli ultimi anni preoccupazioni relative alla reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali.
La posizione dell’Unione Coltivatori Italiani
Proprio il rispetto delle medesime regole rappresenta, secondo l’Unione Coltivatori Italiani, uno degli aspetti centrali della questione.
Il presidente UCI Mario Serpillo sottolinea come le criticità emerse confermino la necessità di prevedere controlli particolarmente rigorosi sulle produzioni provenienti dai Paesi terzi.
«Sta accadendo esattamente ciò che avevamo indicato come uno dei principali elementi di attenzione nel confronto sul Mercosur. Apprezziamo l’intervento delle istituzioni europee quando è diretto a garantire la sicurezza alimentare e la tutela della salute dei cittadini».
Per Serpillo, tuttavia, la questione non riguarda soltanto il singolo provvedimento adottato nei confronti del Brasile, ma il principio generale che deve regolare gli scambi commerciali con l’Unione europea.

«Agli agricoltori e agli allevatori europei vengono richiesti standard sanitari, ambientali e produttivi particolarmente elevati. È quindi indispensabile che analoghe garanzie siano richieste anche alle produzioni che entrano nel mercato europeo. Non si tratta di ostacolare gli scambi commerciali, ma di assicurare reciprocità delle regole e condizioni di concorrenza realmente equilibrate».
Secondo il presidente UCI, la tutela della produzione agricola europea e quella dei consumatori rappresentano, sotto questo profilo, due aspetti strettamente collegati.
«La sicurezza alimentare, la tracciabilità dei prodotti e il rispetto delle norme sanitarie devono rimanere condizioni imprescindibili. L’Europa deve certamente mantenere rapporti commerciali aperti, ma senza indebolire il proprio sistema produttivo né creare disparità tra chi opera rispettando le regole comunitarie e chi esporta verso il mercato europeo».
La vicenda brasiliana riporta quindi al centro del dibattito un tema destinato ad accompagnare anche le future politiche commerciali dell’Unione: trovare un equilibrio tra apertura dei mercati, sicurezza degli approvvigionamenti, tutela dei consumatori e salvaguardia della competitività dell’agricoltura europea.











