Oltre 300 operatori dell’agricoltura, dell’industria e della distribuzione alimentare, hanno analizzato l’andamento e le prospettive dei mercati delle materie prime agroindustriali. L’edizione 2026 si è svolta in uno scenario caratterizzato da una crescente interdipendenza tra fattori climatici, produttivi, geopolitici, normativi e macroeconomici.

Il tema della volatilità
Siamo oggi in un contesto nel quale gli episodi di volatilità si manifestano con sempre maggiore intensità e rapidità, rendendo determinanti le strategie di monitoraggio e mitigazione del rischio. L’annata presente ha dovuto fronteggiare problematiche diverse, che si sono pericolosamente intrecciate.
I mercati non hanno avuto il tempo di ricostituire adeguati livelli di scorte prima di essere sottoposti a nuove tensioni, generate dalla combinazione di fattori meteorologici, logistici e geopolitici. Dalle difficoltà di approvvigionamento e logistiche nell’Europa orientale, dovute alle tensioni nel Mar Nero, alla grave siccità continentale estiva, fino agli effetti del conflitto in Medio Oriente e alle criticità nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz, i mercati globali delle commodity agroalimentari hanno vissuto una fase di forte volatilità e incertezza.
E lo scenario evidenzia, ancora una volta, la loro fragilità e la profonda interconnessione delle filiere internazionali. L’altra faccia della globalizzazione.
La previsione shock per il 2027
Cosa ci riserva il futuro? In costanza di una rinnovata incertezza geopolitica, normativa e macroeconomica, accompagnata da shock meteo sempre più frequenti e intensi, il 2027 sarà un anno caratterizzato da un elevato rischio di volatilità per i prezzi delle materie prime agroindustriali. I mercati dei cereali tornano a mostrare fondamentali più tesi, sostenuti non solo dal calo delle produzioni nelle principali aree esportatrici, ma anche dal rallentamento degli scambi, in particolare di mais e frumento, legato ai blocchi portuali nell’area del Mar Nero.
Cosa succede al cibo?
Anche commodities come zucchero, riso, latte e cacao, che nel 2026 avevano faticosamente avviato una ricostituzione delle scorte e registrato una correzione dei prezzi, torneranno in deficit, interrompendo il processo di “normalizzazione”.

Le aspettative Areté per il 2027 confermano la massima attenzione: mercati ancora fragili e scorte in larga parte non ricostituite si confrontano con uno scenario climatico, economico e geopolitico che mantiene elevato il rischio di nuovi shock e non lascia intravedere un rapido ritorno alla stabilità dei prezzi.











