Secondo l’Istat, tra il 2006 e il 2025 i seminativi che occupano le superfici agricole più ampie hanno registrato significative contrazioni. Le contrazioni si concentrano sui seminativi più rilevanti come superficie agricola utilizzata e risultano particolarmente ampie per la barbabietola da zucchero (-79,5% della superficie e -80,8% della produzione), il mais (-51,2% della superficie e -42,7% della produzione), l’avena (-39,1% della superficie e -43,4% della produzione) e l’orzo (-31,2% della superficie e -34,9% della produzione). Male anche il frumento duro (ridotte sia le superfici coltivate (-15,5%) sia la produzione (-9,3%) ed il frumento tenero, che ha registrato una flessione della produzione (-21,4%) superiore a quella delle superfici (-12,3%), e la conseguente diminuzione della resa per ettaro (-10,4%). In forte crescita invece altre produzioni quali erbai monofiti (+97,1%), soia (+94,6%), mais ceroso (+46,0%) e piante leguminose (+34,7%).
Nel 2025, l’Italia ha l’8,7% della superficie agricola utilizzata dell’Unione europea e si pone al quinto posto dopo Francia, Spagna, Germania e Polonia.

L’andamento della frutta
Anche per le principali colture fruttifere prevale, tra il 2006 e il 2025, la tendenza alla flessione. Tra le specie in forte calo la pera (la produzione è diminuita del 60,6% e la superficie del 52,8%), la pesca (-40,7% della produzione e -31,9% delle superfici), la nettarina (-43,5% della produzione e -49,3% delle superfici), la nocciola (-30,3% della produzione). In crescita produttiva clementine (+20,3%), kiwi (+17,8%) e mela (+13,2%).
Vino e olio
Nel periodo considerato, la produzione di vino registra una contrazione contenuta (da 49,6 milioni di ettolitri del 2006 a 47,8 milioni del 2025, pari a -3,6%), mentre la produzione di olio di oliva è in forte diminuzione (-37,6%), essendo passata da 603,3 milioni di litri del 2006 a 378,6 milioni del 2025, con forti oscillazioni annuali. Nel 2025, solo il 21,4% della produzione nazionale di olio di oliva è destinata al mercato interno (81 milioni di litri su 379): il fabbisogno interno di olio di oliva è alimentato con 565 milioni di litri di olio di oliva importato, livello pari a 1,5 volte la produzione nazionale.
L’agricoltura italiana nella Ue
Il peso dell’Italia sulla produzione agricola dell’Ue27 è particolarmente elevato per nocciola (75,2%), riso (52,8%), frumento duro (43,2%), pomodoro in piena aria (42,1%), soia (37,9%), uva (33,2%), arancia (30,5%) e supera il 20% per mela (20,4%). Tra il 2006 e il 2025 è diminuita anche la consistenza del numero di capi per tutte le principali specie allevate, con le sole eccezioni dei bufalini (+92,6%) e dei caprini (+3,4%). La flessione più rilevante ha caratterizzato gli ovini (-28,1%), seguiti dai suini (-15,6%) e dai bovini (-12,2%). La riduzione in Italia della consistenza dei capi animali, con la sola eccezione dei capi caprini, è in linea con il calo registrato a livello europeo.
La produzione di latte è in sensibile crescita: nel 2024 in Italia sono stati raccolti 138,4 milioni di quintali di latte, con una crescita del 27,2% rispetto ai 108 milioni del 2006, dovuta alla maggiore quantità di latte raccolta in media per ogni capo. In crescita la produzione di formaggi (+17,7%), in flessione quella di burro (-21,3%).
L’analisi dei flussi
La contrazione registrata dal mais è uno degli eventi più significativi dell’evoluzione agricola italiana recente, considerando che nel 2025 le superfici coltivate superavano i 500mila ettari. La minore flessione della produzione rispetto alle superfici ha determinato una crescita della resa (produzione per ettaro), passata da 86,8 quintali per ettaro a 101,9 (+17,4%), ad indicare una concentrazione della coltura nelle aree maggiormente produttive e un miglioramento dell’efficienza tecnica.
Anche il frumento duro, che continua a rappresentare una delle principali colture nazionali con una superficie coltivata di oltre 1,1 milioni di ettari, mostra una riduzione della superficie (-15,5%) e della produzione (-9,3%), sebbene con una crescita contenuta della resa (+7,4%). Di contro, il frumento tenero registra una flessione della produzione (-21,4%) superiore a quella delle superfici (-12,3%) con la conseguente diminuzione della resa per ettaro (-10,4%).
In controtendenza rispetto alla contrazione di superfici e produzione di alcune delle coltivazioni cerealicole tradizionalmente più rilevanti per l’agricoltura italiana, risultano in crescita alcune colture orientate alla zootecnia e alle produzioni proteiche. La soia cresce del 69,1% in termini di superficie e del 94,6% in termini produttivi, con un incremento della resa (+15,2%). L’espansione appare coerente con la crescente domanda di proteine vegetali per mangimi e con le strategie europee di riduzione della dipendenza dalle importazioni.

Rilevante è anche l’incremento degli erbai monofiti (+106,8% di superficie e +97,1% di produzione), indicativo della crescente integrazione tra coltivazioni e allevamenti. Dal punto di vista delle rese, le crescite più significative riguardano il girasole (+24,9%) – sebbene frutto di contrazioni sia delle superfici sia delle produzioni – e il pomodoro in piena aria (+18,5%), che nel ventennio passa da 508,4 a 602,5 quintali per ettaro. Tra le specie caratterizzate dalla crescita della resa, oltre al già citato mais troviamo la patata comune (+15,3%) e la soia (+15,2%).
Le rese per ettaro diminuiscono in 10 casi su 18, ad indicare la sia pur lieve prevalenza di casi in cui le superfici coltivate, per effetto di scelte aziendali o di erosione e minore fertilità della terra, generano quantità minori di prodotti finali. Questa tendenza indica che le aziende che praticano colture di tipo seminativo solo in alcuni casi hanno potuto reagire alla riduzione della disponibilità di superficie agricola attraverso processi di intensificazione produttiva e selezione delle aree maggiormente efficienti.











