Questa caldissima e prolungata estate sta evidenziando le problematiche del nostro Paese. Al Nord l’acqua manca. Al Sud, in alcuni casi, ci sarebbe ma non riesce ad arrivare regolarmente nei campi. E dove comincia a scarseggiare sul serio, si apre addirittura una contesa tra territori. È il paradosso dell’emergenza idrica che attraversa l’agricoltura italiana, con conseguenze che nell’ortofrutta si traducono già in rese più basse, calibri ridotti e costi di produzione in salita.

Come va sul Po
Nel distretto del Po, le piogge degli ultimi giorni hanno dato ossigeno, ma non bastano ad archiviare l’emergenza. Nell’aggiornamento del 27 agosto, l’Autorità di Bacino confermava una severità idrica “alta”: nonostante il recupero temporaneo delle portate, gli indici degli ultimi 30 giorni segnalano “siccità estrema”.
Acqua, cosa accade in Sicilia
Scendendo verso Sud, il problema cambia. A Ribera, nell’agrigentino, uno dei principali distretti agrumicoli siciliani, si stimano danni alla prossima produzione fino a 5 milioni di euro. Nei frutteti si segnalano già arance di pezzatura inferiore, con possibili ricadute sulle quotazioni commerciali. Il caldo oltre i 40 gradi e le irrigazioni scarse hanno fatto la loro parte, ma a pesare sono state soprattutto le continue rotture dell’adduttore. In alcune zone, le aziende sarebbero riuscite a fare appena due o tre irrigazioni.
Nella Valle del Belice lo scenario si ripete. Il 29 agosto, durante un incontro a Partanna tra agricoltori e Consorzio di Bonifica Agrigento 3, sono state denunciate continue rotture delle condotte irrigue, che rendono irregolare l’approvvigionamento delle colture.
In Sardegna invasi pieni, ma forniture interrotte
Una fotografia ancora più netta arriva dalla Nurra, nel Nord-Ovest della Sardegna. Qui il problema non è stato riempire i bacini: l’inverno piovoso aveva garantito riserve negli invasi. Eppure una serie di guasti agli impianti ha interrotto più volte le forniture alle aziende agricole, provocando il deperimento delle colture in campo. Oltre al danno la beffa.
Nell’Ofanto, fra Puglia e Basilicata, l’acqua comincia a finire davvero
Il quadro cambia ancora spostandosi tra Puglia e Basilicata, dove al nodo infrastrutturale si somma una scarsità fisica sempre più evidente. Secondo una nota del Consiglio regionale della Puglia del 29 agosto, la diga di Capacciotti (a Cerignola, nel comune di Foggia) sarebbe scesa a 6,5 milioni di metri cubi, contro una capacità massima di 48 milioni. Sottraendo la quota di sicurezza di 2,5 milioni, resterebbero circa 4 milioni utilizzabili, sufficienti secondo le stime per appena un paio di settimane. La situazione riguarda direttamente la Sinistra Ofanto, quindi aree agricole come Cerignola, Stornara, Stornarella e Ascoli Satriano.

Alla siccità si sommano le accuse di inefficienze nella gestione della Traversa Santa Venere (il sistema deputato allo smistamento delle acque della diga all’agricoltura): secondo la stessa nota, mancherebbero all’appello 5-6 milioni di metri cubi rispetto ai quantitativi attesi. Da qui la richiesta pugliese di altri 2-3 milioni di metri cubi dalla diga di Conza.
Irrigare costa sempre di più
C’è infine un altro conto che rischia di restare nascosto: quello per continuare, semplicemente, a portare acqua alle colture. Il 28 agosto, la Regione Umbria ha autorizzato per le aziende agricole una maggiorazione fino all’80% delle assegnazioni di carburante agricolo agevolato per le operazioni irrigue, motivata dalle condizioni meteorologiche eccezionali dell’estate e dal conseguente aumento del fabbisogno irriguo. Non significa che i consumi d’acqua siano cresciuti dell’80%, ma fotografa bene l’altra faccia dell’emergenza: più caldo vuol dire più irrigazioni, più ore di pompaggio, quindi più costi.
Da Nord a Sud, il risultato per le aziende rischia di essere lo stesso, ma le cause sono diverse. Nel bacino del Po la risorsa è sotto pressione; in Sicilia e Sardegna una parte dell’acqua disponibile si perde o non arriva regolarmente ai campi. Per l’ortofrutta, in ogni caso, il conto si vede già nei calibri, nelle rese e nei costi.











