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Quanto vale l’agroalimentare italiano?

Secondo Istat olio, cereali e vino trainano i volumi. Frutta in calo produttivo, ortaggi penalizzati dalla flessione dei prezzi

Giugno 15, 2026
in Agricoltura, Made in Italy
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Home Agricoltura
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Nel 2025 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato 80,1 miliardi di euro di valore della produzione, in aumento (del 3,9% ) rispetto ai 77,1 miliardi del 2024. La crescita è stata sostenuta dal sensibile aumento dei prezzi (+3,6%) in presenza di volumi in leggera crescita (+0,3%). Il valore aggiunto del settore ha toccato i 46,6 miliardi, contro i 44,2 dell’anno precedente.

Agroalimentare italiano ancora leader

Contesto macroeconomico nazionale

Il risultato si colloca in un quadro macroeconomico nazionale di moderata crescita del valore aggiunto in volume (+0,4%). La produzione del comparto agricolo è aumentata del 4,2% in valore, raggiungendo 75,2 miliardi (72,2 miliardi nel 2024). La crescita è stata trainata quasi interamente dai prezzi (+3,8%), con volumi in debole crescita (+0,3%). Nel 2025 i consumi intermedi del settore agricolo sono aumentati dello 0,9% in volume (+1,0% i prezzi dei beni e servizi impiegati). Il valore aggiunto a prezzi correnti è cresciuto del 5,9%, raggiungendo 43,1 miliardi (40,7 miliardi del 2024), nonostante una lieve flessione in volume (-0,2%). L’Italia si conferma il Paese dell’Unione europea con il più alto valore aggiunto agricolo.

Il settore agroalimentare – che include agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare – ha generato nel 2025 un valore aggiunto di 89 miliardi di euro, rispetto agli 83,4 del 2024. Nel 2025, la crescita in volume (+0,7%) è stata trainata dal comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (+1,4%). La quota del valore aggiunto dell’agroalimentare sul totale nazionale è salita al 4,4% dal 4,2% del 2024. La composizione del settore ha confermato stabile, al 2,3%, il contributo del settore primario e rafforzato il peso dell’industria alimentare, salito al 2,1% dall’1,9% dell’anno precedente.

Occupazione e redditi

Nel 2025 l’occupazione nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in unità di lavoro (Ula), è diminuita dello 0,5%. La riduzione dei lavoratori indipendenti (-2,2%) non è stata compensata dall’incremento dei dipendenti (+2,3%). Nel settore agroalimentare l’input di lavoro è rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre nell’industria alimentare l’occupazione è aumentata dello 0,9%. I redditi da lavoro dipendente in agricoltura, silvicoltura e pesca, sono cresciuti dell’1,0%, con un incremento nelle retribuzioni lorde dello 0,9%. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un consistente incremento in valore e in volume, rispettivamente del 5,3% e del 4,8%.

Crescono i cereali, in calo ortaggi e frutta

I principali comparti agricoli hanno mostrato nel 2025 andamenti economici molto differenziati tra coltivazioni e allevamenti. Le coltivazioni agricole, che rappresentano il 52,7% della produzione complessiva di beni e servizi, hanno evidenziato una sostanziale tenuta della capacità produttiva: volumi e prezzi sono cresciuti entrambi dello 0,6%, determinando un valore della produzione di 37,5 miliardi di euro (+1,2% rispetto al 2024). La produzione delle coltivazioni erbacee nel 2025 è aumentata in volume dell’1,0% ma, per la consistente riduzione dei prezzi (-2,9%), è diminuita del 2,0% in valore, portandosi a 18,7 miliardi di euro. Tra queste, i cereali hanno segnato un’ottima performance (+4,1% in volume e +5,8% in valore), mentre gli ortaggi, con volumi pressoché stabili (+0,1%), hanno subìto una forte flessione del valore (-5,8%) a causa del calo dei prezzi (-5,9%).

La produzione delle attività di supporto dell’agricoltura, pari a 8,6 miliardi di euro nel 2025, è cresciuta dello 0,7% in valore, con volumi in calo (-0,9%) e prezzi in aumento (+1,6%). Il valore della produzione delle attività secondarie non agricole (5,3 miliardi di euro) ha registrato un aumento del 5,2%, grazie alla crescita sia dei volumi (+1,3%) sia dei prezzi (+3,8%).
Nel 2025, i consumi intermedi dell’agricoltura hanno superato i 32 miliardi di euro, pari al 42,7% del valore della produzione. In valore sono cresciuti dell’1,9% rispetto al 2024, con volumi in ripresa (+0,9%) e prezzi in moderato aumento (+1,0%). Le principali voci di spesa sono risultate i mangimi (8,2 miliardi di euro), l’energia (4,7 miliardi), le sementi (2,3 miliardi) e i concimi (2,1 miliardi). L’incremento più rilevante ha riguardato l’impiego di energia nelle attività produttive (+7,4% in volume).

Costi in salita ma la redditività tiene

Nel comparto delle coltivazioni l’aumento medio dei prezzi è stato contenuto (+0,6%), ma con marcate differenze tra i vari segmenti produttivi. Oltre alla frutta, gli incrementi più significativi hanno interessato i foraggi (+10,4%), il florovivaismo (+6,6%) e i legumi (+4,0%). In controtendenza, invece, i prezzi di ortaggi (-5,9%), agrumi (-2,4%) e colture industriali (-1,7%).

Anche nelle attività di supporto all’agricoltura si è registrato un aumento dei prezzi (+1,6%), sostenuto in particolare dalle lavorazioni in conto terzi; in sensibile rialzo sono risultati i prezzi delle attività secondarie (+3,8%), soprattutto per le lavorazioni di mangimi, carni e latte.

Prezzi e redditività in salita

Sul fronte dei costi sostenuti, nel 2025 i prezzi dei beni e dei servizi impiegati in agricoltura sono tornati a crescere (+1,0% in media) dopo le flessioni del 2023 (-3,7%) e del 2024 (-7,3%). Gli aumenti più significativi hanno riguardato i prezzi relativi a trasporti (+3,5%), acque irrigue (+2,9%), sementi (+2,8%) e concimi (+2,4%), mentre sono diminuiti i prezzi di energia (-2,8%) e mangimi (-0,4%).
Il differenziale positivo tra i prezzi dei prodotti venduti (output) e quelli dei beni e servizi impiegati nei processi produttivi (input) ha determinato per il settore agricolo un miglioramento della ragione di scambio, pari al 3,0%, inferiore ma ancora favorevole rispetto all’8,6% del 2024. Dopo un decennio (2010-2020) di sostanziale equilibrio tra costi e ricavi, il biennio 2021-2022 ha segnato una forte compressione dei margini di profitto per effetto dell’incremento dei costi di produzione. Dal 2023 il quadro si è progressivamente invertito: i costi di produzione hanno iniziato a ridursi e i prezzi di vendita sono tornati a crescere, riportando la ragione di scambio al di sopra dei livelli precedenti la crisi pandemica e confermando una fase di maggiore redditività per il settore agricolo.

Il Sud traina il valore aggiunto, forte ripresa dei prezzi al Nord Nel 2025 la produzione del settore agricoltura, silvicoltura e pesca è aumentata in volume nel Nord-ovest (+0,7%), nel Centro e nel Sud (entrambe +0,6%) mentre è diminuita nel Nord-est (-0,2%) e nelle Isole (-0,1%). In termini di valore aggiunto, solo nel Sud (+1,8%) e nel Centro (+0,2%) si è registrata una crescita in volume. Nelle altre ripartizioni il valore aggiunto è diminuito: dell’1,6% nel Nord-est, dello 0,8% nel Nord-ovest e dello 0,6% nelle Isole.

L’andamento positivo del Nord-ovest è stato sostenuto soprattutto da Liguria e Valle d’Aosta; quello del Sud da Abruzzo e Calabria; quello del Centro da Marche e Umbria. Al contrario, il risultato negativo del Nord-est è dipeso in particolare da Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna mentre nelle Isole ha inciso soprattutto la Sicilia.  A livello territoriale, l’andamento dell’agricoltura è risultato eterogeneo. I prezzi alla produzione sono aumentati nella maggior parte delle regioni, con i rialzi particolarmente significativi in Piemonte e Lombardia (+7,1%) ed Emilia-Romagna (+6,0%). I prezzi dei beni e servizi impiegati nei processi produttivi sono cresciuti soprattutto in Campania (+5,1%) e in Valle d’Aosta (+4,6%). A livello settoriale, i migliori risultati nelle coltivazioni si sono osservati in Valle d’Aosta (+21,8%) e nelle Marche (+19,3%), grazie soprattutto alle produzioni viticole, cerealicole e frutticole. Negli allevamenti, la maggiore crescita dei volumi si è avuta nella Provincia autonoma di Bolzano, in Puglia e Campania, ed è stata trainata soprattutto dal latte. Le attività di supporto hanno mostrato una forte espansione in Valle d’Aosta e in Liguria, quelle secondarie in Lombardia e Toscana.

Italia, primato del valore aggiunto agricolo nell’Ue

Nel 2025 il valore della produzione agricola nella Ue27 ha raggiunto 562,5 miliardi di euro, con un incremento del 5,8% rispetto ai 531,7 miliardi del 2024. La crescita ha interessato quasi tutti i principali Paesi membri, con gli incrementi più marcati in Romania (+15,6%), Polonia (+15,2%), Irlanda (+12,2). Solo la Grecia ha registrato una variazione negativa (-2,5%).

La Francia si è confermata il principale produttore agricolo europeo, con un valore della produzione pari a 90,8 miliardi di euro (corrispondente al 16,1% della produzione della Ue27), seguita dalla Germania con 78,7 miliardi (14,0%). La Spagna, con 73,9 miliardi (13,1%), ha preceduto di poco l’Italia, quarta con 73,6 miliardi (13,1%). Seguono Polonia (45,5 miliardi; 8,1%), Paesi Bassi (42,1 miliardi; 7,5%) e Romania (23,4 miliardi; 4,2%). In questi sette Paesi si concentra il 76,1% del valore totale della produzione agricola dell’Ue27 stimato nel 2025.

Il valore aggiunto agricolo della Ue27 nel 2025 è aumentato del 10,5% rispetto al 2024, passando da 227,9 a 251,8 miliardi di euro. L’incremento riflette una crescita del valore della produzione agricola (+5,8%) superiore a quella dei consumi intermedi (+2,3%). Con 42,5 miliardi di euro, pari al 16,9% del valore aggiunto della Ue27, l’Italia ha confermato nel 2025 la propria leadership europea. Seguono la Spagna con 41,5 miliardi (16,5% del totale Ue27), la Francia con 34,4 miliardi (13,7%) e la Germania con 32,4 miliardi (12,9%).

 

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