Il Parlamento si è espresso. Con 459 voti a favore, 127 contrari e 70 astensioni, ha approvato l’aggiornamento delle norme che consentono ai paesi in via di sviluppo vulnerabili di esportare merci nell’UE con tariffe basse o nulle. E inoltre, alcune convenzioni internazionali sui diritti umani (e sull’ambiente) sono state aggiunte all’elenco dei trattati internazionali che i paesi partecipanti devono necessariamente ratificare per beneficiare delle preferenze commerciali.

Il perché della decisione
La decisione non incontra, è facile immaginarlo, il favore dei produttori europei, italiani in testa. E per tutelare ulteriormente il settore risicolo dell’Unione Europea, i negoziatori dell’Europarlamento hanno garantito che le misure di salvaguardia automatiche si attiveranno al raggiungimento di un aumento medio del 45% delle importazioni di riso nell’arco di dieci anni.
“Oggi diamo seguito al programma di sviluppo di punta dell’UE, che avvantaggia oltre 2 miliardi di persone in più di 60 Paesi. Garantendo un accesso al mercato UE quasi esente da dazi e quote per altri dieci anni, l’UE raddoppia i suoi sforzi per essere un partner affidabile, prevedibile e duraturo per il mondo in via di sviluppo”, le parole di Bernd Lange, presidente della Commissione per il commercio internazionale e relatore.
Negoziati lunghi
Sono due le problematiche che hanno tirato per le lunghe i negoziati. Circa le riammissioni, il Consiglio ha compiuto significativi passi in avanti per venire incontro alle preoccupazioni del Parlamento, creando un sistema equilibrato con chiare garanzie e un sistema differenziato per i Paesi meno sviluppati. In pratica, per stessa ammissione proprio di Lange, sarà difficile attivare questa condizionalità. Per quanto riguarda le misure di salvaguardia per il riso, adesso disponiamo di un sistema che si attiverà automaticamente in caso di volumi eccessivi di importazioni.
L’intento, la ratio della norma, è far divenire questo sistema un motore di crescita sostenibile, che porti alla riduzione della povertà e ad una globalizzazione equa. Il commercio non deve essere fine a sé stesso. E l’intenzione è particolarmente indicata in un momento in cui la Cina è intenzionata ad espandere i propri legami commerciali e gli Stati Uniti innalzano barriere commerciali per i paesi in via di sviluppo.
Governo italiano deluso
Dall’Italia arriva il commento deluso della maggioranza, che ritiene che la norma apra le porte a un’invasione di prodotto proveniente da realtà come Cambogia e Myanmar, prive delle necessarie garanzie di sicurezza per i consumatori e di tutela per i lavoratori. Molti produttori italiani avevano chiesto di fissare al 20 per cento la clausola di salvaguardia, che invece è arrivata al 45%. Da qui, la delusione.

Principale oppositorie è proprio il ministro Lollobrigida, che ha affermato che “la decisione del Parlamento europeo non ci trova concordi, in quanto la risicoltura è un settore che subisce la concorrenza di Paesi terzi che non rispettano i nostri stessi standard ambientali, i nostri standard sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Il loro prezzo competitivo non deriva da eccezionali capacità imprenditoriali o dall’elevata qualità, ma dal loro modo di operare con pochissime regole”.











