Cosa succede all’ortofrutta nazionale? Cresce il valore dell’export ortofrutticolo italiano, ma i volumi rallentano e la bilancia commerciale torna in negativo.
I dati Fruitimprese del I semestre
Per essere più puntuali, l’export fa registrare il +4% in valore, cioè ben 3,33 miliardi di euro ma raggiunge il -3,4% in quantità, ovvero precipita sotto i 2 milioni di tonnellate. Mentre le importazioni volano al +7,1% in valore, e a 3,35 miliardi di euro, e +1,6% in quantità.

Il saldo commerciale chiude così il primo semestre 2026 con un disavanzo di oltre 20 milioni di euro, a fronte dell’attivo di 59 milioni registrato nello stesso periodo del 2025. Un dato che conferma le preoccupazioni, legate sia all’andamento degli scambi sia alle difficoltà strutturali del comparto.
I divari del settore ortofrutticolo
Il dettaglio merceologico evidenzia andamenti differenti tra i principali comparti: mentre la frutta fresca fa segnare -0,8% in quantità, evidenzia contestualmente un confortante +3,1% in valore.
Discorso diverso sugli ortaggi, con -4% in quantità, ma con un incremento del fatturato del 2,6%. E la frutta secca? L’export è in sensibile crescita, pur restando una voce marginale.
Le problematiche dei produttori italiani
Le principali criticità riguardano logistica, trasporti e costi degli imballaggi. A pesare è anche il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che rischia di tradursi in ulteriori oneri per le imprese senza adeguate garanzie di equilibrio tra sostenibilità ambientale, fattibilità tecnica e sostenibilità economica.
I nuovi mercati
Le preoccupazioni del comparto ortofrutticolo sono aggravate dalle persistenti tensioni economiche e geopolitiche.

Non mancano però segnali positivi, come l’apertura del mercato vietnamita al kiwi italiano e di quello ecuadoriano alle pere. Tra i principali prodotti esportati arretrano mele, pere, arance e limoni, mentre il kiwi si distingue con una crescita dell’export del 12%.











